Brescia e Hinterland

Vittoria Alata, tecnologia spaziale al servizio dell’emozione

Dietro l’apparente leggerezza dell’intervento di Baldeweg c’è tutto un lavoro di altissima precisione che garantisce sicurezza e controllo
Giovanna Capretti

Giovanna Capretti

Vicecaposervizio

La Vittoria Alata - Foto Gabriele Strada /Neg © www.giornaledibrescia.it
La Vittoria Alata - Foto Gabriele Strada /Neg © www.giornaledibrescia.it

Dietro l’apparente leggerezza dell’intervento di Baldeweg c’è tutto un lavoro di altissima tecnologia (e di sponsor tecnici) che garantisce sicurezza e controllo all’opera e alla struttura. Dallo «scheletro» interno che connette le parti della statua e che regge la struttura, studiato dal dipartimento di Ingegneria meccanica e aerospaziale dell’università La Sapienza di Roma e realizzato dall’azienda bergamasca Capoferri sotto la supervisione dell’Opificio, al basamento in pietra di Botticino, dono del Consorzio dei produttori, connesso ad una piattaforma antisismica posta sotto il pavimento della cella, progettata dalla giapponese Thk con il Politecnico di Milano. MilanIngegneria si è occupata dei calcoli.

Una serie di sonde all’interno della statua e sulle pareti controlla costantemente i valori di umidità e temperatura, che devono restare costanti per non compromettere la conservazione del bronzo, lega metallica particolarmente sensibile alle variazioni climatiche.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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