Viola il divieto di avvicinamento, ma non può essere arrestato

I genitori hanno paura di lui, la polizia lo ha arrestato, ma il pubblico ministero lo ha dovuto rimettere in libertà poche ore dopo. Per un cortocircuito della legge. E di un provvedimento voluto dalla politica per rispondere alla pancia del Paese, ma che non può essere applicato per il mancato aggiornamento del codice di procedura penale. E così vittima e aggressore rischiano di tornare pericolosamente a contatto. È successo nelle scorse ore in città con il caso finito sul tavolo della Procura.
Il caso
Protagonista un 47enne bresciano per il quale lo scorso 20 dicembre era scattato il divieto di avvicinamento ai genitori e ai luoghi frequentati dagli stessi. A partire ovviamente dall’abitazione. «Deve stare almeno a 500 metri di distanza» aveva stabilito il giudice. La misura era stata disposta dal gip Alessandra Sabatucci su richiesta del sostituto procuratore Lorena Ghibaudo, dopo che l'uomo aveva aggredito il padre, spintonandolo e strappandogli il borsello per portargli via 50 euro. Era stato lo stesso padre a denunciare il figlio evidentemente esasperato dalla situzione.
Il 47enne mercoledì sera è però tornato a casa dei genitori, violando il divieto di avvicinamento alla vittima. «Volevo prendere solo un televisore» si è giustificato con gli agenti, chiamati ancora una volta dal padre. E qui siamo al cortocircuito contenuto nella recente riforma della giustizia firmata dal ministro Cartabia, che ha introdotto l'obbligatorietà dell'arresto in flagranza per chi viola le misure cautelari dell'allontanamento dalla casa familiare e del divieto di avvicinamento alla persona offesa. Tutto giusto. Solo sulla carta però.
Il cortocircuito della legge
Il reato di violazione del divieto di avvicinamento è infatti punito con una pena da sei mesi a tre anni. Peccato che il codice di procedura penale preveda l'arresto per reati puniti sopra i quattro anni di reclusione. La Procura bresciana aveva tentato, al fine di tutelare i genitori del 47enne, di inquadrare il caso come violazione di domicilio, reato però procedibile su querela della parte offesa. E in questo caso il padre si è limitato a chiamare le forze dell'ordine, ma non a denunciare il figlio. Il sostituto procuratore Antonio Bassolino è stato così costretto a firmare l'immediata liberazione dell'arrestato. E la vittima, che il legislatore pensava di aver tutelato, rischia invece di essere ancora più a rischio.
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