Un bresciano ha scalato i Quattromila delle Alpi in 80 giorni

Tutti gli 82 Quattromila delle Alpi in 80 giorni. La straordinaria avventura alpinistica è stata portata a termine da Nicola Castagna, 26 anni, bresciano di Borgo Trento, con l’amico trentino Gabriel Perenzoni. Cresciuto in una famiglia di medici che per decenni hanno avuto in premurosa cura gli abitanti del quartiere, Nicola già da giovanissimo ha manifestato forte attrazione per la montagna. Dalle vacanze in Val Rendena al diploma al liceo della montagna di Tione, ha passo passo affinato la sua abilità ad andare per monti fino a farne una passione per la vita.
Ha salito a vent’anni il Fitz-Roy in Patagonia con l’amico e mentore Ermanno Salvaterra, con alpinisti rendenesi ha scalato vie estreme come The Nose su El Capitan, nello Yosemite in California, la Nord dell’Eiger, la via dei Ragni al Cerro Torre; poi, superati gli esami di aspirante-guida, ha iniziato a portare clienti su pareti e ghiacciai.
Sono pochi gli alpinisti riusciti a completare la scalata degli 82 Quattromila delle Alpi, fra i quali i trentini Franco Nicolini e Diego Giovannini che nel 2008 stabilirono il record di soli 60 giorni, e il fuoriclasse svizzero Ueli Steck che ne impiegò 62, ma in solitaria. «La nostra - racconta Nicola - è stata un’avventura vissuta in maniera libera e personale, senza rincorrere alcun record. Alcune vette le abbiamo raggiunte con gli sci, altre le abbiamo scalate, senza mai avere alcun tipo di assistenza al seguito. In totale abbiamo percorso 82.350 metri di dislivello e 737 chilometri a piedi o con gli sci».
L’idea balenò loro in testa nel 2019: «Nell’aprile di quell’anno ci incontrammo ad Arco dove Gabriel lavora in un negozio di articoli sportivi. Ci conoscevamo da tempo e l’idea degli 82 da salire l’avevamo in testa. A settembre 2020 sempre lì in negozio decidemmo che, sì, avremmo provato. A dicembre iniziammo a pianificare l’ordine delle salite. Gabriel si occupò degli sponsor e dei materiali, chiedemmo consigli ad amici a guide e decidemmo di partire ai primi di maggio».

Così è stato. «Abbiamo cominciato dal Gran Paradiso, il 3/4 maggio scorso. Poi con il nostro van, via subito in Svizzera per le sei cime del Vallese. Dal 17 al 20 nel gruppo del Rosa, salendo Punta Gnifetti e gli otto satelliti, dal 25 al 27 in Francia per Barre e Dome des Ecrins, dove un enorme seracco cancellò la nostra traccia dieci minuti dopo il nostro passaggio! A fine maggio di nuovo in Svizzera per l’Aletschorn, la Jungfrau e altri cinque Quattromila». Nicola e Gabriel hanno applicato alla lettera ciò che avevano programmato, cioè andare per creste il più possibile e, meteo permettendo, concatenare più cime, a volte nello stesso giorno. «Salivamo su e giù facendo tamponi ad ogni confine, per dieci vette abbiamo utilizzato i rifugi, per altre 14 i bivacchi. In giugno siamo tornati in Italia per il Bernina e per riposare qualche giorno. Il 10 ancora Svizzera per la cresta est del Weisshorn, poi il 12/13 il Dente del Gigante, il Mont Blanc de Tacul e i suoi cinque satelliti».

Qualche problema? «Pare incredibile ma tra di noi c’è sempre stato accordo pieno. Abbiamo tirato anche 18 ore di arrampicata e l’intesa ha sempre funzionato ed è cresciuta in sicurezza. Abbiamo fatto decine di chilometri di creste affilate dove… guai a scivolare o inciamparsi! Così la fiducia nella nostra cordata è cresciuta via via. Problemi? Sì, c’era tanta neve e nelle discese era bagnata, gli scarponi fradici, i piedi gonfi. Abbiamo sempre battuto traccia e solo verso la fine abbiamo incontrato qualche cordata. Ma fisicamente reggevamo bene e questo ci dava tranquillità. Ancora a giugno ci restavano i Lyskamm, i Gemelli e i Breithorn nel Rosa, poi gli otto 4000 del gruppo dei Mischabel. Il 1° luglio eravamo nel Bianco per Les Droites e l’Aiguille Verte, poi le continue nevicate ci hanno fermato. Il 9 di nuovo sulla Blanche e il 10 finalmente il Monte Bianco e i suoi quattro satelliti.

L’11 sul Cervino, poi di nuovo tempo proibitivo. Abbiamo riposato e ripreso il 19 ancora sul Bianco per il Maudit e il Brouillard e il 20 tutte le punte delle creste Rochefort e Jorasses. Il 22 luglio ancora Svizzera, siamo sbucati in punta allo Schreckhorn e al Lauteraarhorn, gli ultimi due picchi ostici che ci erano sfuggiti per il maltempo. Con le nostre firme sul libro di vetta ci siamo resi conto di avercela fatta»
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