Un’inchiesta passata dalla scrivania di tre pubblici ministeri, con più della metà dei coinvolti che oggi non si sa dove sia. E soprattutto, un caso che arriva in aula per l’udienza preliminare dieci anni dopo i fatti contestati dalla rocura. Così la giustizia a Brescia è andata in cortocircuito. Parliamo di un’indagine su una presunta associazione a delinquere finalizzata al traffico di cocaina, con coinvolti che sono per buona parte di origini magrebine.
Era iniziata nel 2012 per iniziativa del sostituto procuratore Michele Stagno, che ha lasciato la Procura di Brescia nel 2016, poi l’inchiesta è stata portata avanti dal collega Alberto Rossi, deceduto il primo gennaio del 2017, e ora è affidata al pubblico ministero dell’antimafia Paolo Savio che ieri ha portato il fascicolo davanti al giudice per l’udienza preliminare per chiedere il rinvio a giudizio e provare a salvare il salvabile.




