Troppa acqua dà alla testa

Sempre più spesso mi ritrovo a fare considerazioni da anziano. Questo mi conforta infinitamente, non essere in linea con i tempi che stiamo nostro malgrado vivendo mi rasserena, mi gratifica l’anima come l’elegante profumo che sprigiona al taglio il sedano fresco.
Non dico di essere diventato saggio, sia chiaro, sarebbe troppo, semplicemente non mi rassegno. Domenica scorsa ero a messa, tre bambini piccoli si sono alzati più volte per andare dai genitori a bere. Va precisato, per chi non fosse aggiornato, che le celebrazioni durano sempre circa un’ora, non sono diventate una versione devozionale della maratona di New York. Lo dico come dato di fatto, senza polemica.
Questo mi ha, appunto, fatto riflettere. Anni fa (non dico ai miei tempi, ma ci siamo capiti) nessuno beveva, non dico a messa, ma nemmeno a scuola. Era impensabile. Se durante le cinque ore si aveva sete si alzava la mano e si andava a bere dal rubinetto del bagno. Incredibilmente siamo sopravvissuti, ma ripeto: non voglio essere polemico.
Vittorio, il mio compagno di banco, mangiava ininterrottamente caramelle, aveva quindi sempre molta sete. Ad ogni cambio di ora faceva tappa ad abbeverarsi. Stanco di questo pellegrinaggio continuo, una mattina arrivò con una bottiglia in vetro di acqua Pejo nello zaino. Lo guardammo come un alieno, invece era troppo avanti. Fu incompreso e non la portò più. Oggi dobbiamo invece bere in continuazione, la borraccia è così diventata il nuovo status simbol di chi pensa al proprio benessere ma anche all’ambiente. L’importante è non bersi anche il cervello.
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