Erano in coda da ore. Sette ore, per l’esattezza. E alla fine si sono visti e viste chiudere la porta in faccia, con i loro documenti in mano e una voglia di fare valere il proprio voto. Di fronte a quel «basta, non si può più entrare» l’orgoglio è scoppiato in urla arrabbiate, viscerali, come una litania disperata e disordinata, perché «vogliono cucirci la bocca, impedirci di esercitare un diritto, impedirci di dire no allo schifo che stanno mettendo in atto e che ci impedisce di tornare nel nostro Paese».
La voce, anzi le 3mila voci sono quelle della comunità romena di casa a Brescia che, in via Villa Glori, in quella che fu la Circoscrizione Ovest, ieri ha tentato un’impresa: scegliere. Per i romeni l’appuntamento era doppiamente importante. Non solo dovevano esprimersi per le Europee, ma anche per due delicati quesiti referendari.




