Tedaldi (Centrosinistra): «Dare voce ai sindaci e ai territori perché è a rischio la tenuta sociale»

Cristina Tedaldi, milanese di nascita, esponente del Pd è sindaca di Leno dal 2014.
Cristina Tedaldi
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Milanese di nascita, laurea in giurisprudenza conseguita a Parma e bresciana da sempre. Cristina Tedaldi non poteva che essere candidata in un collegio - uninominale al Senato - a scavalco tra due province. È sindaco di Leno dal 2014 e recentemente è stata anche nominata presidente di Acb, l’associazione Comuni bresciani che si aspetta molto dal prossimo Governo, dopo gli anni difficili della pandemia e il taglio, da tempo, delle risorse destinate ai Comuni. Lei è candidata in un collegio uninominale complesso.

Che impegno può prendersi per questo territorio?

«Il collegio uninominale in cui sono candidata è molto vasto, comprende ben 117 Comuni di cui metà in provincia di Bergamo. Il mio impegno sarà quello di sempre, forte e concreto a favore di un territorio di cui mi onoro di rappresentare una piccola porzione. Le province sono diverse ma per certi aspetti simili con le stesse peculiarità, i medesimi bisogni e necessità che da sindaco ho imparato a cogliere e a conoscere. Il mio impegno sarà quello di dar voce a questo territorio, ai sindaci e agli amministratori locali che meglio di tutti ne conoscono i problemi ma anche le potenzialità. Un territorio operoso e che ha fatto del lavoro e della progettazione del futuro il tratto distintivo».

Su quali priorità imposta la campagna elettorale?

«La priorità è una sola: dare respiro alle famiglie e alle imprese messe in ginocchio dall’aumento dei prezzi dell’energia e del gas con gravi ripercussioni sul costo di tutti i beni primari. Le nostre comunità sono a grave rischio, è in pericolo la loro tenuta sociale. Da sindaco percepisco quotidianamente la preoccupazione di moltissime persone e imprenditori. La crisi si è ulteriormente aggravata con la caduta del governo Draghi promossa dai 5 stelle e appoggiata dal centrodestra. È chiaro che ora servono provvedimenti urgenti».

A oggi c’è una buona fetta di Paese che non sa per chi votare. Come fare a convincere queste persone?

«È necessario far conoscere la bontà del nostro progetto, della nostra proposta, e per fare questo bisogna coinvolgere le persone, ridurre le distanze tra i partiti e i cittadini, parlare con loro e ascoltarli e non usare facili slogan che da troppo tempo propongono soluzioni impraticabili».

Ha parlato di crisi energetica e bollette. Quale deve essere il primo intervento?

«Fissare subito un tetto massimo del costo dell’energia in via transitoria per 12 mesi e laddove necessario intervenire sulle famiglie in difficoltà con aiuti. Per le imprese invece applicare il raddoppio del credito d’imposta per compensare gli extra-costi per gas e elettricità». Reddito di cittadinanza sì o no? «Reddito di cittadinanza a chi serve con controlli adeguati. Vanno fatti correttivi e vi è la necessità di ricalibrarlo a partire dalle famiglie più numerose con figli minori. Va altresì completato il sistema con un altro meccanismo che è quello dell’integrazione pubblica della retribuzione per i lavoratori e le lavoratrici a basso reddito».

Che valore assume per il Partito democratico questo appuntamento elettorale?

«Un valore altissimo non solo per il Pd, ma anche per l’Italia tutta. Si tratterà di scegliere se stare con Putin o con l’Unione europea, se stare in un progetto di alleanze internazionali che per molti decenni hanno garantito pace, democrazia e sviluppo o se agganciarsi a pericolose posizioni sovraniste che mettono a rischio tanti dei diritti e libertà personali conquistate in tanti anni».

Infine, da presidente Acb, cosa si aspetta dal prossimo governo per i sindaci e i territori più piccoli?

«Una maggior attenzione alle nostre istanze. Tanti sono i temi e i nodi che nel prossimo autunno dovremo affrontare, dal caro energia e gas con i costi che sono aumentati in modo esponenziale e non sappiamo davvero come sostenerli, al continuo aumento della spesa legata al sociale e alle fragilità. Ma anche l’aumento dei costi delle materie prime che rendono difficile per non dire impossibile la realizzazione di opere progettate mesi fa e per le quali abbiamo ottenuto finanziamenti partecipando a bandi. Non ultima poi la grossa difficoltà a reperire il personale competente per gestire i fondi del Pnrr».

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