Tassi del 1.300% e botte per i ritardi, arrestato usuraio

Da finto amico a vero strozzino. Al momento le sue vittime sono un pensionato con il vizio del gioco e una coppia alle prese con problemi economici. Tutti conosciuti in un bar e avvicinati con la promessa di risolvere la loro situazione finanziaria.
Le indagini potrebbero però far emergere altre persone che si sono affidate ad un kosovaro di 46 anni arrestato e in carcere con l’accusa di usura, estorsione e lesioni personali. Residente in via Milano, in città, il 46enne vive in realtà in un campo nomadi dove gli uomini della Guardia di Finanza, su disposizione del sostituto procuratore Claudia Passalacqua, titolare dell’inchiesta, hanno sequestrato migliaia di euro oltre ad arazzi di elevato valore, ma di provenienza sconosciuta.
L’uomo, ufficialmente nullafacente e nullatenente, prestava soldi in contanti, ma era arrivato a chiederne la restituzione anche con tassi al 1303,57%. Ad una coppia aveva consegnato, a poche ore dalla richiesta, 7mila euro per ripianare alcuni debiti, presentando poi un conto finale che sfiorava i 90mila euro. E davanti al mancato rispetto dei tempi di restituzione del denaro, il kosovaro, con alcuni complici ancora da identificare, aggrediva con botte e bastonate le sue vittime.
È accaduto nel caso della coppia, con l’uomo pesantemente picchiato, ma anche nel caso del pensionato affetto da ludopatia, avvicinato in un bar e «aiutato» con 20mila euro in contanti, prestati per tamponare i debiti dell’uomo alle prese con il vizio dello slot machine. Il pensionato non aveva fatto però i conti con i tassi di interesse del prestito: fino al 23% e in costante aumento ad ogni ritardo. Lo strozzino era arrivato a chiedere prima 138mila e poi 180mila euro, denaro che la vittima aveva pensato di restituire vendendo un’abitazione intestata alla moglie, benestante e non del tutto consapevole della malattia da gioco del marito. Quando l’uomo ha chiesto più tempo per recuperare il denaro, il kosovaro ha reagito prima a bastonate mandandolo in ospedale - come da referto medico agli atti dell’inchiesta - e poi con minacce di morte, tra visite a casa e telefonate.
A far scattare l’inchiesta e il conseguente arresto del 46enne di origini straniere sono state le confidenze del pensionato, terrorizzato, fatte ad alcuni amici finanzieri. Dalle indagini è emerso che lo strozzino si faceva «bonificare» i soldi dalle vittime di usura su conti correnti intestati ad una società di compravendita di auto a lui riconducibile, e che avrebbe creato in verità solo per questa attività di prestiti, e su quelli di altri connazionali, sui quali ora la Procura sta indagando.
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