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Brescia e Hinterland

ALPINISMO

Sul ghiaccio del Crozzon di Brenta, una via tutta bresciana


Brescia e Hinterland
4 mar 2019, 07:00
I quattro scalatori bresciani in sosta sulla parete del Crozzon di Brenta - © www.giornaledibrescia.it

I quattro scalatori bresciani in sosta sulla parete del Crozzon di Brenta - © www.giornaledibrescia.it

Piccozze bresciane sulle pareti delle Dolomiti, e un inverno strano che ha regalato condizioni particolari e opportunità da cogliere al momento giusto. Si può riassumere così il periodo dell’attività alpinistica su ghiaccio che sta volgendo a conclusione con la fine della stagione invernale, pur non potendo escludere colpi di coda.

L’arrampicata su ghiaccio conta nella nostra provincia numerosi appassionati. I terreni spaziano dalle cascate di fondovalle, quest’anno penalizzate dalla scarsità di acqua e dalle temperature non molto basse per molte settimane, alle colate di notevole sviluppo che solcano le pareti delle vette alpine, che nel Bresciano si formano in gran numero soprattutto nel gruppo dell’Adamello. Spazi di azione effimeri, delicati e mutevoli, che ogni inverno non si ripresentano mai allo stesso modo.

Gli appassionati effettuano dove possibile monitoraggi con il binocolo, lunghi e faticosi sopralluoghi talvolta inutili, partenze immediate a seguito di una telefonata rivelatrice. Sogni e desideri dagli esiti incerti, quasi la dinamica di un corteggiamento. Roberto Parolari, guida alpina di Gardone Val Trompia, è innamorato delle Dolomiti di Brenta da più di vent’anni, e ha ripreso a fare la corte alle sue pareti dallo scorso mese di novembre. Scopre in quei giorni nel corso di una perlustrazione che, tra gli effetti della grande bufera avvenuta alla fine di ottobre, assieme agli enormi danni al patrimonio forestale, c’è stata anche la formazione di rare incrostazioni di ghiaccio sulle pareti del Crozzon di Brenta, una delle montagne più rappresentative del gruppo.

Il sogno di piantare per la prima volta le piccozze su quelle nuove linee va condiviso con persone fidate, che Parolari individua nell’amico Daniele Frialdi, a cui si aggregano Marco Verzeletti e Vincenzo Valtulini. Il quartetto di esperti alpinisti bresciani, dopo una notte al bivacco invernale del rifugio Brentei, ha portato a termine il giorno successivo una delle nuove salite più importanti di questa stagione.

«No pain no gain» (espressione inglese traducibile in «nessun progresso senza dolore») è il nome dato alla nuova linea, quasi 500 metri di sviluppo su difficoltà sostenute che richiedono buone capacità tecniche e una preparazione mentale adeguata per affrontare lunghi tratti delicati dove risulta difficile posizionare protezioni. Lo stesso Parolari con Claudio Migliorini ha tracciato quest’inverno anche un’altra nuova via sulla parete nord della Cima Tosa, poi ripetuta da Frialdi e Verzeletti. Frialdi giudica anche questa linea «molto bella e di rara formazione. Una perla insomma...». Tra echi di mare e sudori freddi l’avventura dolomitica dei ghiacciatori bresciani continua.

 

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