L’8 marzo il Giornale di Brescia è stato chiamato in causa dalla onlus femminista «Non una di meno» tappezzando l’ingresso della nostra redazione di volantini con alcuni titoli del nostro giornale per accusarci di veicolare una «narrazione tossica», di «abusare del diritto di cronaca», di «dare spazio al femminicida, alle sue presunte motivazioni» o di «ricercare particolari morbosi per aumentare le tirature».
I titoli contestati riportavano fra virgolette le motivazioni delle condanne, le dichiarazioni della difesa degli accusati, o quelle dei vicini di casa. Virgolette vere, non inventate. Abbiamo chiesto al cronista di giudiziaria Pierpaolo Prati di spiegare il suo lavoro, che riporta fedelmente quello che avviene in tribunale. «Il cronista deve risparmiare al lettore il suo parere personale e tanto meno non deve far sue o censurare le affermazioni e le scelte altrui: non quelle dell’accusa, non quelle dell’accusato, e nemmeno quelle del giudice. Le riporta per fornire a chi legge l’informazione il più possibile completa, lo strumento più efficace per conoscere i fatti e per interpretarli. Non intossica il racconto, racconta una realtà spesso, purtroppo, intossicata di suo».



