Stressato come un pesce rosso

Vicissitudini che ci colpiscono nel profondo, partendo dal ricordo dei pulcini acquistati sul sagrato della chiesa
Un pesce rosso in una boccia
Un pesce rosso in una boccia
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Quando ero piccolo, in decenni certo andati ma poi non così remoti, vendevano pulcini sul sagrato della chiesa, solitamente erano gli scout che lo facevano per autofinanziarsi. Oggi verrebbero presi di mira dai lanciatori di vernice a tradimento, quelli che hanno scambiato l’inciviltà con la difesa dell’ambiente. Va beh, ogni tempo ha le sue pene.

Più volte la domenica mattina sono tornato a casa con il mio piccolo animaletto giallo, scatendando le immaginabili reazioni di mia mamma. Al ritorno da scuola il giorno successivo, dopo aver cercato invano il pulcino in giardino, regolarmente mi veniva comunicato che era volato via, approfittando vergognosamente delle mie scarse conoscenze in materia di volatili. Anche i pesciolini rossi che compravo al Luna park puntualmente finivano nel water, vanno al mare e là saranno più felici mi diceva la genitrice di poc’anzi. Io per anni ho sognato il percorso che facevano fino all’Adriatico, in agosto a Viserbella scrutavo l’acqua sperando di vederli giunti a destinazione.

In realtà mia madre, a non volere la boccia maleodorante in casa, era una antesignana. Esistono infatti dei veri e propri movimenti per la liberazione dei pesci rossi dalle tradizionali palle in vetro o plastica, il motivo? Si stressano. Esatto, avete capito bene. Ma ci pensate a quanto dev’essere bella la vita di queste persone? Si svegliano la mattina belli paciosi, si stiracchiano, e dopo abbondante colazione pensano ai pesciolini rossi stressati. Che meraviglia. Ci estingueremo presto, ma nessuno ce lo dirà per non stressarci.

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