Sondaggio Ipsos-GdB: stanchezza e timore verso la guerra in Ucraina

L’opinione pubblica italiana (ma anche quella mondiale) inizia a mostrare una certa insofferenza e stanchezza rispetto al conflitto in Ucraina. Ad oltre un anno dall’inizio di quella che la Russia ha definito «operazione speciale», ma che altro non era che un’invasione dell’Ucraina, gli italiani (e anche i bresciani) mostrano segnali contrastanti rispetto al conflitto.
Ipsos (qui il sondaggio pubblicato per il GdB in vista delle amministrative del 14 e 15 maggio) dal marzo 2022 ha monitorato constantemente l’opinione pubblica attraverso sondaggi serrati che oggi sono a cadenza mensile e che fotografano l’umore degli italiani su quello che è il tema principale della politica internazionale. Tra i punti di maggiore interesse c’è il giudizio sull’informazione rispetto al conflitto: si tratta di un parametro che rispecchia una convinzione che potremmo definire pre-politica.
Per meglio comprenderlo bisogna inquadrare meglio il posizionamento politico delle forze politiche italiane a cominciare dal governo Meloni in cui Fratelli d’Italia è la forza più convintamente atlantista e filo Ucraina, mentre Lega e Forza Italia hanno sollevato più di una perplessità sui vari decreti per l’invio di armi a Kiev (questo pur votando tutte le risoluzioni del governo).
Lo stretto legame personale tra Berlusconi e Putin e quello politico che ha caratterizzato i rapporti tra Lega e il partito Russia Unita hanno sicuramente influenzato. Nello schieramento opposto il Pd e il Terzo polo sono le forze più smaccatamente filo ucraine, mentre il Movimento 5 Stelle ha preso una postura pacifista e oggi si dice contrario all’invio di armi. Queste posizioni si rispecchiano e si sommano alla posizione critica da parte di alcune forze politiche rispetto alla stampa.
Non è un caso dunque che a Brescia il 46% degli intervistati sostenga che l’informazione sia troppo sbilanciata a favore di Zelensky e dell’Ucraina (c’è anche un 3% che invece sostiene che lo sia troppo a favore di Russia e Putin), mentre solo il 36% sostenga che l’informazione sia neutrale ed oggettiva. Se a questo dato aggiungiamo che l’84% degli intervistati si sente comunque informato su conflitto in Ucraina significa che il nodo è sulla valutazione rispetto al tipo di informazione alla luce anche della posizione politica.
Così un intervistato su due (il 49%), tra coloro che si dichiarano di centrodestra, credono che l’informazione penda troppo per Kiev, dato che scende al 39% per chi si dichiara di centrosinistra e che sale addirittura al 56% per chi vota altro (verosimilmente il Movimento 5 Stelle che ha assunto una posizione molto critica sul supporto bellico italiano all’Ucraina).
Infine le preoccupazioni legate al conflitto: il 37% è preoccupato per le conseguenze economiche, il 36% per quelle umanitarie e il 24% per quelle belliche. Se poi scendiamo nel dettaglio dei singoli frammenti: chi si dichiara di centrodestra, dove i dubbi sulle sanzioni economiche sono maggiori, per il 41% è preoccupato dalle ripercussioni sull’economia (e per il 35% per gli aspetti umanitari). Nel centrosinistra solo il 24% teme effetti negativi a livello economico e uno su due (il 48%) si dice preoccupato per le conseguenze umanitarie. Due differenti modi di leggere il conflitto in Ucraina.
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