«La solitudine che tu mi hai regalato io la coltivo come un fiore» cantava anni fa Sergio Endrigo, quando la festa appena cominciata (nella canzone) era già finita. Oggi questa condizione, per secoli ritenuta motore ideale per il genio artistico oppure relegata alla sola sfera individuale di chi era o si sentiva emarginato, si proietta di forza nello spazio pubblico e sociale.
Tanto che alcuni Comuni hanno iniziato a istituire assessorati ad hoc. Ultimo in ordine di tempo Povegliano nel vicino Veronese, che ha emulato nel coltivare, pardon prendersi cura della solitudine, il pioniere Villa del Conte nel Padovano, e ha affidato la delega alla Solitudine a un giovane e brillante sommelier con background da musicista (sarà un caso?). «Per prima cosa faremo una ricognizione di tutti i casi, con l’azienda sanitaria e i nostri servizi sociali - ha spiegato in un’intervista Niccolò Valente –. Il segreto di ogni programma futuro risiederà nel coinvolgimento, perciò la prima azione, banale ma tangibile, sarà andare a trovare le persone».



