Si ristruttura la villetta degli orrori 18 anni dopo l’omicidio dei coniugi Donegani

I coniugi vi furono uccisi dal nipote Guglielmo Gatti. Ora chi l’ha comprata vuole voltare pagina
La villetta di via Ugolini in città teatro del duplice omicidio - © www.giornaledibrescia.it
La villetta di via Ugolini in città teatro del duplice omicidio - © www.giornaledibrescia.it
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Diciotto anni dopo al posto delle lampade per il luminol ci sono le luci di cantiere. Le tute di chi entra sono quelle degli operai edili e non quelle dei Ris di Parma.

Gli inquilini di allora non ci sono più: Aldo e Luisa Donegani, che abitavano al primo piano, sono morti, uccisi, dal nipote, Guglielmo Gatti, che viveva nell’appartamento sopra quello degli zii e che è detenuto nel carcere di Opera con fine pena mai.

Rinascita

Oggi in quelle stesse stanze al civico 15 di via Ugolini in città si muovono muratori e idraulici. Nel garage che era stato definito dal procuratore capo di allora, Giancarlo Tarquini «il mattatoio», dove si era consumato il duplice omicidio, sono stivati i vecchi caloriferi. Dove prima si cercavano tracce ora si tracciano le vie per le nuove tubature, per gli impianti elettrico e idraulico che saranno rifatti, ci sono i segni delle verifiche sulle fondamenta.

Era l’estate 2005

Guglielmo Gatti uccise i suoi zii - © www.giornaledibrescia.it
Guglielmo Gatti uccise i suoi zii - © www.giornaledibrescia.it

A 18 anni dal delitto e a sette dall’acquisto della prima unità immobiliare da parte di un privato, sono entrati nel vivo i lavori per la ristrutturazione, e la totale rinascita, della bifamiliare in città, teatro, il 30 luglio del 2005 della brutale uccisione e del depezzamento dei corpi dei coniugi Aldo Donegani e Luisa De Leo. Guglielmo Gatti, il nipote che non sopportava gli zii e il loro stile di vita, aveva 40 anni ed entrò in carcere, per non uscrivi più, il 17 agosto di quell’estate 2005. Mentre la giustizia faceva il suo corso l’appartamento dell’assassino, al primo piano, è diventato dello Stato e finito all’asta. L’altro degli eredi delle vittime che lo hanno poi vendute.

Il progetto

Con due diverse operazioni il geometra Francesco Ganda, 88 anni e nessuna voglia di rinunciare a progetti con un importante valore simbolico oltre che architettonico e tecnico, è diventato proprietario di tutto lo stabile e anche in queste torride giornate di fine agosto è in cantiere a coordinare il lavoro degli operai e degli artigiani.

«Ho sempre lavorato in progetti che avessero anche un significato e un valore - racconta mentre indica agli idraulici dove tracciare le linee - ho collaborato con soddisfazione con la Soprintendenza e anche per questo progetto vorrei che ci fosse un senso più profondo».

Mostrando le elaborazioni grafiche che ha preparato infatti, il geometra spiega che «l’idea è quella di ricavare oltre ai due appartamenti già esistenti un ulteriore piano mansardato, usando travetti a vista che richiamino lo stile rustico di diversi degli altri edifici del quartiere, qualcosa di bello che possa servire anche a cancellare il passato, a segnare un altro futuro». Un’operazione lunga e anche costosa. «Siamo stati fermi due anni per le verifiche sull’edificio e la necessaria certificazione statica. Ora siamo pronti ad entrare nel vivo». Per ora, dopo che è stata accertata la solidità complessiva della struttura, si stanno rimuovendo i vecchi rivestimenti e i vecchi impianti prima di iniziare a dare un nuovo volto alla palazzina di via Ugolini.

Tempi precisi per ultimare il cantiere per ora non ci sono. «Voglio fare le cose bene, ridare al quartiere qualcosa di bello per cancellare una brutta storia».

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