Se il tormentone è un toast tagliato

C’è stato un tempo (sembra incredibile ma c’è stato) in cui si andava in gita, financo in vacanza, in spensieratezza. Ci si divertiva, ma non necessariamente. Si facevano esperienze, saltuariamente edificanti. La vita ti forgiava con le sue asperità.
Per dire, negli anni Ottanta sono stato in alberghi dove non c’erano asciugamani, dovevi addirittura portarteli da casa. La sparo grossa: sono stato in hotel senza il bagno in camera. Erano tempi bui e difficili. Se non eri attento la fregatura era dietro l’angolo. Lo svago era popolato di incognite. Poi tornavi a casa, raccontavi l’accaduto a parenti e amici (nel loro totale disinteresse) e tutto finiva lì. Un tempo, appunto.
Oggi capita che due vadano in un bar, ordinino un toast e chiedano di tagliarlo per condividerlo. Nello scontrino si ritrovano poi addebitati due euro per il taglio. E questa diventa la notizia che tiene banco per giorni e giorni. Giorni e giorni a discutere di un toast tagliato a metà per due euro. Ok che quest’anno il clima è tutto sommato mite e quindi non possiamo arroventare le discussioni sulla canicola. Ma giorni e giorni a discutere di un toast tagliato a metà per due euro? Giusto, non giusto, anche basta.
Aggiungo solo una mia riflessione (inutile come il contesto). Io sono un mangiatore di toast, in qualsiasi bar lo abbia ordinato (in qualsiasi bar) me lo hanno portato diviso a metà. Pensateci: lo tagliano sempre a metà. Il mio contributo si conclude qui. Guardiamoci però in faccia e diciamoci una verità. Una fondamentale verità. In quel tempo di cui si diceva poc’anzi i tormentoni estivi si cantavano in spiaggia, oggi invece si piagnucolano sui social.
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