Se anche l'uovo è inebriante

Ho una grande passione per le galline, mi affascinano. Sono animali intriganti, misteriosi, il loro piumaggio è snobbissimo, da haute couture. Resterei ore ad ammirarle mentre si muovono con passo circospetto, consapevoli che il rischio di finire in padella è dietro l’angolo.
Perché faranno anche buon brodo, ma per loro il bagno caldo può attendere. Tra quarant’anni mi immagino (finalmente anziano) aggirarmi per il pollaio con il cestino in vimini intrecciato alla ricerca di uova fresche. Quando si sogna conviene del resto farlo in grande. In attesa che arrivi quel giorno, una mia cara e deliziosa amica mi ha regalato per Pasqua sei uova biologiche di altissima qualità. Lei è una donna fortunata perchéha un marito che gliele cucina valorizzandole al meglio, io sono fortunato perché non ho una moglie.
Ogni uovo ha un guscio di colore diverso, un cromatismo che identifica la razza di colei che lo ha depositato, ma anche le caratteristiche dell’uovo stesso. C’è quello che ha un aroma da legno profumato e un gusto caldo e completo. Invece quell’altro ricorda il burro fresco, oleoso e intenso. Per arrivare a quello robusto, carnoso e compatto.
Ce n’è uno che addirittura profuma di cerfoglio: delizioso. Quello della gallina livornese è elegante, dolce e sapido. Uova di eccellenza con un forte legame con il territorio come direbbero quelli che parlano bene. Ho usato le mie sei uova per fare una frittata arricchita da cubetti di salame, un cacciatorino per la precisione. Una frittata davvero inebriante. Buona Pasqua.
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