Sanità regionale da riscrivere: al via la maratona

Domani in Commissione audizione del dg Welfare Trivelli sulle osservazioni del ministero della Salute
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SANITA', VERSO UNA NUOVA LEGGE REGIONALE
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Si riparte. In quattro mesi il consiglio regionale deve approvare una nuova legge che governi la sanità lombarda, tenendo conto delle criticità rilevate dal ministero della Salute. Si riparte, sul tavolo più proposte di modifica frutto anche dell’analisi delle carenze del Servizio sanitario regionale che il tragico impatto della pandemia ha messo in luce. Il documento del Ministero. Intanto, il documento ministeriale. Oltre settanta pagine redatte dall’Agenas, l’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali ed inviate al presidente della Lombardia Attilio Fontana. Dentro, l’analisi dei cinque anni di sperimentazione della riforma del sistema sociosanitario.

I contenuti verranno illustrati domattina in Commissione Sanità dal direttore generale al Welfare Marco Trivelli. I tempi sono dettati da Roma: quattro mesi in totale, con inizio del percorso entro trenta giorni dalla ricezione delle osservazioni. Entro il prossimo maggio, dunque, il consiglio regionale dovrà approvare la nuova legge. La «rivoluzione» del 1997. E lo dovrà fare, appunto, tenendo conto delle principali criticità rilevate dal Ministero. Quattro mesi di tempo per rivedere la legge 23 del 2015, nota anche come legge Maroni, a sua volta ispirata alla vera e propria rivoluzione della sanità lombarda effettuata da Formigoni nel 1997. Tant’è che, nell’agosto del 2015 fu proprio lo stesso Maroni, allora presidente della Regione, a sottolineare che si trattava di una legge di «evoluzione» del sistema e non di riforma. Mantenendone i cardini principali, come la separazione tra erogatori e programmatori, base per la concorrenza e la libera scelta dei cittadini. Questo, pur in una fisiologica evoluzione ad oltre trent’anni dal testo originale. Nell’alveo dei cambiamenti nella primavera del 2019 è nata Aria, unica grande partecipata che ha riassorbito Infrastrutture lombarde: «Il pubblico deve tornare ad avere un ruolo centrale nella sanità», parole di Fontana.

Ci sono miliardi. Una sanità che in Lombardia «pesa» per 19 miliardi di risorse pubbliche, pari ad oltre l’80% dell’intero bilancio regionale. La pandemia ha evidenziato quanto i «pesi» non siano equamente distribuiti. Basti su tutti quello dei servizi territoriali e del loro sbilanciamento rispetto all’offerta ospedaliera. Agenas ha riassunto in sei punti le criticità rilevate. «La frammentazione dell’impianto di gestione porta ad uno sfilacciamento della catena di comando e ad una risposta non coordinata da parte degli erogatori del sistema, ai bisogni di salute della popolazione. Poi, la dispersione delle attività di controllo (in capo alle 8 Ats) e l’assenza di un forte presidio centrale di controllo comportano l’emergere di disomogeneità della qualità dell’offerta sul territorio».

Ancora: «L’assenza di un solido raccordo organizzativo tra ospedale e territorio comporta fenomeni di inappropriatezza nel percorso di presa in carico, soprattutto dei pazienti più fragili; la separazione delle funzioni di governo da quelle di erogazione (tra Ats ed Asst, per intenderci) delle attività territoriali si traduce in un coordinamento delle stesse non pienamente efficace. In effetti, il distretto, tradizionalmente luogo di sintesi tra bisogni di salute della popolazione di riferimento e offerta dei servizi, è un’articolazione delle Ats con compiti di governo e di programmazione, mentre l’erogazione delle prestazioni distrettuali è affidata alle Asst e ai soggetti erogatori».

La prevenzione. Tra le criticità, «la separazione delle funzioni dell’attività di prevenzione, con l’attribuzione delle competenze di governo alle Ats e di erogazione alle Asst». Infine: «La competizione tra Asst ed erogatori privati accreditati (alcuni dei quali con rilevanza nazionale oltre che locale) genera difficoltà nell’assegnazione del budget, nel controllo delle prestazioni erogate e nel garantire omogeneità nella qualità dei servizi e determina l’esigenza di ricondurre l’offerta provata ad una maggiore funzionalità». Quindi, maggior coordinamento delle prestazioni, in base alla richiesta dei cittadini e non al loro peso economico.Il dibattitoDopo la relazione tecnica del Ministero

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