Per anni l’impegno nelle Acli fino alla presidenza nazionale, ora la candidatura alla Camera. È un ritorno alla politica?
La mia prima esperienza politica fu molti anni fa, consigliere di circoscrizione nella Nona in centro storico. Era presidente l’indimenticabile Velleda Minelli, che mi è stata madre in tante cose. Poi l’attività dentro il partito, interrotto durante il percorso compiuto nelle Acli. Volentieri torno alla politica perché ritengo che la società civile, che certo non deve fare il medico della politica perché la politica non ne ha bisogno, debba partecipare alla costruzione della città. C’è bisogno di dar vita insieme ad un’etica pubblica e partecipare alle vicende della comunità città. È la Gaudium et Spes che invita a partecipare alle sofferenze e alle gioie per costruire la città insieme.
L’acronimo Acli contiene il termine cristiano, lei cita la Gaudium et Spes. Quale ruolo per i cattolici in politica?
Si torna alla lettera a Diogneto, che ricorda come il cristiano non sia differente dagli altri nella vita quotidiana: vive la stessa città, compie gli stessi lavori, partecipa alla costruzione della medesima comunità. Si differenzia nel suo partecipare non solo alla dimensione della concretezza ma anche all’anima della sua città. Offre il proprio contributo alla costruzione dell’etica pubblica.



