Rossini (Centrosinistra): «Il lavoro e lo sviluppo sostenibile per la dignità della persona»

Per anni l’impegno nelle Acli fino alla presidenza nazionale, ora la candidatura alla Camera. È un ritorno alla politica?
La mia prima esperienza politica fu molti anni fa, consigliere di circoscrizione nella Nona in centro storico. Era presidente l’indimenticabile Velleda Minelli, che mi è stata madre in tante cose. Poi l’attività dentro il partito, interrotto durante il percorso compiuto nelle Acli. Volentieri torno alla politica perché ritengo che la società civile, che certo non deve fare il medico della politica perché la politica non ne ha bisogno, debba partecipare alla costruzione della città. C’è bisogno di dar vita insieme ad un’etica pubblica e partecipare alle vicende della comunità città. È la Gaudium et Spes che invita a partecipare alle sofferenze e alle gioie per costruire la città insieme.
L’acronimo Acli contiene il termine cristiano, lei cita la Gaudium et Spes. Quale ruolo per i cattolici in politica?
Si torna alla lettera a Diogneto, che ricorda come il cristiano non sia differente dagli altri nella vita quotidiana: vive la stessa città, compie gli stessi lavori, partecipa alla costruzione della medesima comunità. Si differenzia nel suo partecipare non solo alla dimensione della concretezza ma anche all’anima della sua città. Offre il proprio contributo alla costruzione dell’etica pubblica.
Quelli che viviamo sono anni di fatiche sociali, di crescita delle povertà. Quali risposte dare?
Intanto ci sono due assi sui quali intervenire sui disequilibri sociali. Il primo è quello che ne investe le cause. Qui l’obiettivo da darsi è uno sviluppo economico da promuovere con tutti gli strumenti utili, ma che sia uno sviluppo equilibrato e sostenibile. Il secondo è intervenire sulle conseguenze anche con sussidi, che devono essere efficaci o che magari vanno messi meglio a punto. Il reddito di cittadinanza ha dimostrato di funzionare in alcune cose e funzionare meno in altre. Bisogna correggere queste ultime.
Si dibatte molto del tema fiscale. Il centrodestra indica la strada maestra nella flat tax.
Non esiste studio o proiezione economica che non mostrino come la flat tax finisca per avvantaggiare i redditi più alti. È rischiosa e ingiusta. I nostri padri costituzionalisti hanno insistito sulla progressività della tassazione perché è un principio di equità sociale. Abbiamo bisogno di una tassazione che non metta in discussione il welfare e i diritti sociali. La flat tax li mette a rischio perché porta ad una riduzione del gettito fiscale.
Il suo collegio uninominale abbraccia la città ma anche una ampia fetta di hinterland. Come far dialogare queste due dimensioni che non sempre si muovono in piena sintonia?
La strada è farli dialogare attraverso le grandi questioni dell’ambiente, della mobilità, dei servizi sul territorio che vanno ripensati. Ricalibrati su un’area nella quale oggi vive e lavora mezzo milione di persone.
Che dialogo fra la politica e le associazioni, il volontariato, il terzo settore?
È finita l’epoca del collateralismo e va promosso sempre il confronto. I gruppi di cittadini ci sono, agiscono ed esprimono interessi e valori, la politica da parte sua ha il compito di intercettare questi interessi e questi valori e di tradurli in provvedimenti concreti, che valgano per i molti e non per i pochi. I temi sono tantissimi: dall’ambiente al lavoro, dalla formazione dei giovani all’integrazione, dalla povertà al digitale.
Lei insiste molto sul tema del confronto e del dialogo. Il Pd ha scelto per la sua campagna nazionale uno slogan molto secco, polarizzante, definitivo: scegli! Non c’è contraddizione?
Nessuna contraddizione. Resto convinto che il dialogo sia il metodo corretto. Ma poi per essere responsabile, per dare delle risposte, la politica deve scegliere. Questo l’elettore deve saperlo. E l’elettore non può non vedere che oggi c’è una scelta chiara da compiere:da un lato forze politiche che hanno combattuto Draghi, che l’hanno fatto cadere, che propongono la flat tax, che ci allontanano dall’Europa, che criticano il Pnrr e che si propongono come governo del paese; dall’altro una forza politica come la nostra che si pone come alternativa netta a questa prospettiva.
Quale slogan sceglierebbe per la sua campagna elettorale?
Direi «lavoro centro di gravità». Perché è attorno al lavoro che si giocano equità sociale, sviluppo economico, innovazione. E dignità della persona.
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