Ritrovarsi nella nebbia

Il romanticismo (a piccole dosi) che ci aiuta a sperare
Sale la nebbia - Foto di Fabio Sabadini per Zoom
Sale la nebbia - Foto di Fabio Sabadini per Zoom
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Da anni faceva solo fugaci apparizioni, troppo brevi. Era così inesorabilmente finita nel lungo elenco della nostalgia, la sua assenza apriva ai sospiri del si stava meglio quando si stava peggio, di quando non c’era il riscaldamento in casa (e neppure il bagno) ma il formaggio sapeva di formaggio. Vuoi mettere. Ma siccome la vita non smette di regalarci sorprese, rieccola: con l’eleganza che solo lei possiede, con il suo passo felpato, la nebbia è tornata ad avvolgerci.

Del resto nei giorni scorsi, la sonda Voyage, lanciata alla scoperta dello spazio nel lontano 1977, dopo un lungo silenzio, ha ristabilito un contatto con la Nasa; mica una roba da poco, si trova a 20 miliardi di chilometri dalla Terra. È tempo di ritorni e conferme quindi.

La nebbia, da vera prima donna, ha scelto la festività dei santi per palesarsi, rispettando così un’antica tradizione. Io adoro la nebbia, mi inebria quel suo rendere tutto ovattato. Il suo non è certamente un fascino per tutti, non ha quell’immediatezza di una giornata di sole.

La nebbia è un po’ come il fiume, provate a perorare la sua causa a chi vi parla solo di mare. Giovannino Guareschi spiegava che «i fiumi che si rispettano si sviluppano in pianura, perché l’acqua è roba fatta per rimanere orizzontale, e soltanto quando è perfettamente orizzontale l’acqua conserva tutta la sua naturale dignità. Le cascate del Niagara sono fenomeni da baraccone, come gli uomini che camminano sulle mani».

Poi certo, dopo la nebbia è arrivata la primavera al posto dell’autunno, del resto il formaggio non sa più di formaggio.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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