Riprendiamoci cura gli uni degli altri

Il Festival internazionale dell'educazione, con oltre seimila persone coinvolte, ci dice tre cose
La cura come senso dell'educazione
La cura come senso dell'educazione
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Cinquanta eventi tra conferenze e incontri di formazione, laboratori e spettacoli in tutta la città e anche oltre. Quasi seimila persone coinvolte tra addetti ai lavori e cittadini comuni, studenti e famiglia con bambini.

Il felice debutto del Festival internazionale dell’educazione a Brescia dice tre cose. La prima è che l’eccezionale tradizione pedagogica della città è più viva che mai e che, oggi come in passato, è al servizio della comunità. Locale ma non solo. La seconda cosa: la vocazione pedagogica è trasversale. E infatti il Festival bresciano è stato voluto da ben sette diversi soggetti (Università Cattolica, Fondazione Brescia Musei, Editrice La Scuola, Editrice Morcelliana, Fondazione Aib, InnexHub e Fondazione Asm) in collaborazione con molti altri, tra cui addirittura un’azienda (la Feralpi) che oltre a sponsorizzare la manifestazione ha aperto le proprie porte per parlare di cultura del lavoro. Non a caso il titolo di questa prima edizione, concepita a seguito della pandemia e inseritasi nell’anno di Bergamo Brescia Capitale italiana della Cultura, era «Comunità educative». Un titolo che interpella ognuno di noi.

Ed ecco allora il terzo, prezioso suggerimento del Festival: tutti siamo chiamati a educare in un senso ampio. Per cominciare: mentre educhiamo i nostri figli, proviamo ad allungare uno sguardo benevolo e attento anche su quelli degli altri. Piccoli, grandi. Insomma, prendiamoci cura gli uni degli altri. Farà bene alla società intera.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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