Rene da vivente, al Civile è vicino il trapianto

Questa volta siamo proprio al conto alla rovescia. Dopo il via libera dato ieri dalla Conferenza delle Regioni al trapianto di rene da donatore vivente all’Ospedale Civile, si attende quello del ministero della Salute. Ennesimo passaggio di un lungo iter. «Noi siamo pronti» aveva del resto dichiarato lo scorso giugno Camillo Rossi, direttore sanitario dell’Asst. La prospettiva è di fare almeno venti trapianti di rene da vivente all’anno. Che si dovrebbero aggiungere al numero in costante crescita degli ultimi anni.
Nel 2018 sono state trapiantati 55 pazienti; l’anno successivo 67 e dall’inizio del 2020 ad oggi - tenuto conto che l’attività è stata sospesa per quattro mesi nella fase acuta dell’emergenza Covid - siamo già a quota 47. Parallelamente, prosegue l’attività di prelievo d’organo sia da donatore cadavere, sia a cuore battente ed a cuore fermo.
Il trapianto di rene da vivente avrà «carattere aggiuntivo e non sostitutivo di quello da donatore cadavere» si legge nel regolamento del ministro della Salute, stilato nel 2010 di concerto con il ministro del Lavoro e delle Politiche sociali. Un «carattere aggiuntivo» che contribuirà ad accorciare la lista d’attesa. Dai dati forniti dal Centro nazionale trapianti, al Civile lo scorso anno erano 247 le persone in attesa di un rene. Di queste, l’88,3% era residente in Lombardia e l’11,7% in altre regioni. Ed è sempre il Centro nazionale trapianti che pubblica l’attesa media nazionale: tre anni ed un mese per chi è inserito nella lista standard, ovvero che è in condizioni di salute che consentono di attendere; due anni e cinque mesi per chi è nella lista delle urgenze; un anno e nove mesi per la lista pediatrica e circa due anni per chi è iperimmune. Tempi decisamente lunghi.
Per questo, le altre strade percorribili conducono certo ad un miglioramento della qualità della vita di chi soffre di insufficienza renale terminale tale da richiedere il trapianto d’organo. Tenuto conto che la sopravvivenza dell’organo trapiantato da vivente ad un anno dall’intervento è superiore al 97% e quella del paziente va oltre il 99% (fonte Centro nazionale trapianti). Dall’analisi dei dati dei Centri in cui tale metodica è già applicata, risulta che nel 30,8% dei casi tra i donatori d’organo consanguinei vi è la madre e nel 30,6% tra i non consanguinei si trovano il marito o la moglie.
Minore tempo di attesa: in molti casi si può effettuare il trapianto prima dell’inizio della dialisi, procedura che si associa ad un maggior rischio di complicanze. Ancora: «La durata del trapianto da donatore vivente è superiore a quella da deceduto. Si tratta di una procedura elettiva, si effettua solo quando le condizioni di donatore e ricevente sono ottimali». Vantaggi per il donatore: per valutarne l’idoneità, il donatore viene sottoposto ad un accuratissimo esame dello stato di salute e, dopo, alleggerisce il carico di assistenza nei confronti del ricevente. La donazione è consentita tra consanguinei (ad esempio fratelli), affettivamente correlati (marito o moglie) ed anche da una persona sconosciuta, purché l’atto sia «gratuito, libero e consapevole».
Per ascoltare le esigenze e le esperienze di chi ha ricevuto un trapianto o è in attesa di riceverlo è stato realizzato un questionario online, completamente anonimo, in collaborazione con il Centro Nazionale Trapianti. Il sondaggio vuole dare spazio alle voci e alle esperienze dei pazienti, alle aspettative ed esigenze nel percorso assistenziale; il questionario vuole essere anche uno spazio per avanzare proposte o azioni che aiutino a rendere il sistema sempre più aderente ai bisogni di chi ha già ricevuto o di chi sta aspettando un organo. Per compilare i questionari c’è tempo fino al 31 dicembre 2020 (www.trapianti.salute.gov.it).
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