Quando l’on. Alfredo Bazoli risponde al telefono è appena atterrato a Roma: ha un’ora di tempo per raggiungere i colleghi di partito e discutere, durante il vertice del gruppo Dem, delle prossime mosse da compiere e, soprattutto, per confrontarsi sul mosaico dei possibili scenari che da oggi in avanti andranno a disegnare (o, meglio, a designare) la figura del nuovo presidente della Repubblica. Un passaggio più delicato del solito, perché - chiarisce subito il deputato - «visto il momento che sta vivendo il Paese, c’è la necessità di garantire il clima di unità nazionale che si è faticosamente raggiunto attorno alla figura di Mario Draghi. Solo in questo modo si potrà infatti cogliere appieno l’opportunità del Pnrr: rompere questo clima sarebbe davvero delittuoso».
Che si tratti però di una vera e propria impresa più che di una semplice missione, specie visto che le trattative alla vigilia del voto paiono essere ancora in alto mare, Bazoli non lo nega: «Lo scenario è certo difficile: bisogna trovare un nome che garantisca il più ampio consenso possibile e che, al contempo, ci guidi nel segno della continuità e della stabilità della legislatura. Ma bisogna stare anche molto attenti a preservare la figura di Draghi». Ed è questa la chiave di volta più delicata: «Si deve usare cautela per evitare che in questo passaggio si possa mettere a repentaglio il ruolo del premier, altrimenti si rischia di vanificare tutto quanto costruito fin qui».
È chiaro che meno «caselle» si spostano, più è facile garantire la tenuta dell’attuale Esecutivo. Ma chi, in questa larga maggioranza potrebbe raccogliere il testimone dell’attuale premier? «Sicuramente una figura che abbia una linea politica in continuità, a partire dalle personalità che già siedono nel Consiglio dei ministri». Come il ministro della Giustizia Marta Cartabia? «Sì, una figura come lei sarebbe garanzia di continuità e non comporterebbe importanti rimpasti. A meno che non si trovi una personalità esterna, che sia però in grado di rappresentare tutte le forze politiche oggi alla guida del Paese».
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