Quel senso di distacco che non fa cultura

Sabato verso mezzogiorno in Piazza Loggia. Una mamma spinge un passeggino con un piccolo di poco più di un anno nella confusione di turisti che scattano foto dei «Macc de le ure». La mamma non si accorge del gradino e il passeggino si ribalta in avanti. La bimba si sfila dalla cintura e cade di viso. Panico. La ragazza raccoglie la piccola in lacrime e l’abbraccia stretta.
Le gote della ragazza si rigano, le sue mani tremano. Il passeggino è ribaltato a terra. Nessuno però si scompone. Nessuno interviene. Camminiamo verso la Loggia: ci fermiamo ad assisterla. Una dipendente del vicino caffè vede la scena e corre. La mamma piange spaventata, la creatura urla per la paura e la botta.
Le mani tremanti della mamma la stringono. Ma dalla piazza nessuna reazione. Accompagniamo la giovane a una sedia del dehor. La dipendente le porge del ghiaccio. Piazza Loggia non si scompone. Alcuni si girano incuriositi, altri proseguono a scattare foto. Oltre al fascino della Capitale della Cultura emerge l’indifferenza. Il non vedere e lo sforzarsi a non sentire.
Con una raccomandazione affidiamo bimba e mamma a tre nonne sedute al tavolino. La Cultura? È anche saper vincere il disinteresse e la noncuranza. Ma forse molto resta ancora da fare.
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