Quei cartelli stradali dove l'occhio cade

Ognuno ha le proprie manie. Solitamente chi passa sulla statale camuna all’altezza di Malonno è colpito - fra i mille cartelli che indicano le altrettante frazioni - dai buffi toponimi Moscio e Loritto. Il mio occhio invece, confesso, cade regolarmente su Odecla. E cade lì perché ci legge una storia bimillenaria, un modo tutto alto-camuno di ricevere in eredità i termini latini: di contrarre cioè la sillaba «cul» (honi soit qui mal y pense) in «cl». Una tendenza chiarissima nella toponomastica.
Partiamo da Nord. A Pontedilegno la contrada Cusìcla si chiama così perché è racchiusa («clausicula») tra Frigidolfo e Narcanello. A Temù il torrente che scende dalla Val Cané si chiama Fuméclo («flumeculus», piccolo fiume), a Vione c’è una località Alücla scüra («vallicula», piccola valle), a Incudine Nigla («nebula», nuvola), a Edolo un Dòs Torìcla (dosso «turricula», piccola torre). E via così.
Odecla, in particolare, secondo me viene da «aedicula» che per i romani indicava un tempietto o una piccola abitazione. C’è un’Odecla anche a Paspardo. E allora potete immaginare la mia gioia quando passando in auto a Predore, sul Sebino, ho scoperto che c’è un porticciolo che si chiama Ponécla. Significa «luogo che sta dietro», ed era l’insenatura alle spalle della villa (con tanto di terme) che nel I secolo aveva qui il potente senatore romano Marco Nonio Arrio Muciano.
E Moscio e Loritto? Il primo deriva da mós che indica una palude, un terreno bagnato, il secondo da «lauretum» (un boschetto di alloro). Lo so: per molti sarà una delusione, ma ognuno ha le proprie manie.
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