Quegli archeologi del pc con i reperti in vasca da bagno
Li cercano nelle soffitte, nei magazzini delle aziende, a volte ne spunta uno persino da una discarica o da un capannone abbandonato. Sono i vecchi personal computer, dinosauri dell’informatica d’antan, che in un mondo «a dimenticanza rapida» rischiano di finire nel dimenticatoio senza lasciare traccia. Invece, un’impronta importante nella storia dell’uomo moderno l’hanno lasciata eccome. Hanno cambiato il nostro modo di calcolare, pensare e lavorare. Per questo motivo nasce nel 2010 Retrocampus, associazione culturale bresciana guidata da Carlo Santagostino, esperto di nuovo tecnologie, socio fondatore insieme a Cesare Marini e Giorgio Morocutti.
La missione di questi Indiana Jones delle schede elettroniche è presto detta: scovare reperti, restaurarli e rimetterli in funzione, per divulgare la loro conoscenza e contribuire a preservare la loro memoria. Non è tutto qui, c’è anche un sogno nel cassetto: aprire a Brescia un Museo dell’informatica. «Anche perché - spiegano - la nostra collezione è unica. Andiamo in tutta Italia, in fiere e convegni, ma vorremmo che i frutti del nostro impegno restassero nella città dove siamo nati».
Una collezione unica
«Abbiamo pezzi preziosissimi, ora stipati nei garage dei vari soci, distribuiti tra Lombardia e Svizzera. Un peccato tenerli chiusi a prendere polvere». Tra le macchine più prestigiose spicca una Programma 203 di Olivetti del 1967. Per gli appassionati, una specie di dea con memoria magnetica da 320 byte. L’obiettivo è restituire questi antichi calcolatori alla comunità, magari anche in vista del 2023 quando Brescia sarà con Bergamo capitale della cultura. «Vi immaginate i ragazzini di oggi, nati con l’iPhone in tasca, al cospetto di questi mostri sacri da 120 chili?».
Il problema è che l’associazione non ha una sede adatta, e soprattutto a lungo termine, per allestire il percorso espositivo. «Cerchiamo uno spazio dove dare risalto ai reperti e accogliere scolaresche, turisti e appassionati. L’informatica è cultura a tutti gli effetti». Al di là delle chicche per appassionati, la collezione di archeologia informatica dell’associazione Retrocampus è preziosa perché fatta anche da macchine funzionanti, alcune risalenti addirittura agli anni ’60. Veri e propri antenati del computer, salvati dalla discarica e rimessi a nuovo. Un lavoro certosino, che richiede tanta passione e competenza, ma anche un pizzico di follia.
Restauri casalinghi, ma non troppo
Come quella che ti costringe a occupare la vasca da bagno con componenti da pulire e pezzi di tastiere in ammollo, per riportarli all’antico splendore. «Le nostre mogli ci odiano - raccontano ridendo con complicità alcuni degli associati -, perché quando troviamo delle vecchie macchine da calcolo, alcune sono anche ingombranti, pur di non abbandonarle al loro destino le stipiamo in qualsiasi angolo della casa». Succede così che si impossessino di taverne, cantine e ogni centimetro libero. «Ora la nostra è una collezione "diffusa" - spiegano i fondatori - nel senso che è disseminata nelle case dei nostri associati, per forza di cose. Per questo abbiamo l’esigenza di trovare un nuovo spazio, adatto a ospitare a lungo termine questi "dinosauri dell’informatica"». Per volare proprio alto, il sogno comprenderebbe anche un piccolo laboratorio per restaurare i vecchi computer. Tra i servizi offerti da Retrocampus c’è il recupero di vecchi dati, magari da floppy disc o nastri non più leggibili.
Ve lo ricordate Dragon’s Lair?
Retrocampus si occupa anche di storia del videogioco, con una specifica divisione dedicata agli Arcade, cioè quei mitici cabinati da bar e sale giochi. «Altro che Playstation: ve lo ricordate Dragon’s Lair negli anni ’80? Ha rivoluzionato il mondo del gaming. E il primissimo Mario Bros? Vi assicuriamo che anche i bambini di oggi restano a bocca aperta. E non servono nemmeno più i gettoni». Da conservatori del patrimonio, i soci raccolgono console e videogame, richiestissimi per rievocazioni retrò e fiere del vintage. Inoltre, l’associazione è impegnata da sempre anche nella sensibilizzazione dei ragazzi a un gioco sano e equilibrato. «Organizziamo incontri di formazione nelle scuole e abbiamo all’attivo anche campagne di educazione informatica e contrasto alla pedopornografia online».
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