Quanti sono e in quali quartieri vivono gli under 25 di Brescia
Sono tanti: il 19% della popolazione. Sono ormai integrati con le seconde generazioni di origine straniera (le nazionalità più diffuse sono Romania, Pakistan, Ucraina, India, Egitto, Cina, Albania, Sri Lanka e Filippine). E la maggior parte di loro abita in tre quartieri: Villaggio Violino, San Polo Cimabue e Sanpolino. È questo il primo identikit degli under 25 residenti a Brescia: a scattarlo è stata la Loggia che, attraverso uno studio ad hoc, ha avviato il percorso che porterà all’organizzazione degli Stati generali dei giovani.
Alla regia c’è l’assessora Anna Frattini e ha le idee molto chiare: niente progetti preconfezionati. Perché - spiega - «a idearli e a impegnarsi per realizzarli dovranno essere direttamente loro: gli under 25 che vogliono davvero mettersi in gioco». Come? Prendendo la parola e, soprattutto, partecipando. La fascia di riferimento è in particolare quella che va dai 18 ai 25 anni (e che rappresenta l’11%), ma sarà chiamata in causa anche quella precedente (dai 15 ai 17). E addio schemi classici: l’idea è di fare esprimere ragazze e ragazzi creando vere occasioni di aggregazione e, soprattutto, facendoli esprimere in contesti in cui si sentono più a loro agio. Al bando quindi le classiche assemblee frontali e sì a scambi di bigliettini per raccogliere suggerimenti, a feste di zona con dj set incluso e a una radio riservata ai loro progetti.
I quartieri
(Anche) per capire quale, quanto grande e dove fosse la platea di riferimento, l’assessorato alle Politiche giovanili ha chiesto al settore Statistica di tracciare una bussola. Un affresco che ha riconsegnato alcune curiosità. Prima di tutto i numeri: a Brescia vivono 46.208 giovani e, di questi, uno su tre ha origini straniere (in totale sono 11.230, di cui 7.031 fino ai 14 anni). All’interno della sola popolazione straniera, isolando il dato demografico, questo rapporto si ricalca: gli under 25 di altre origini rappresentano un terzo del totale dei residenti con altra cittadinanza (11.320 su una platea complessiva di 38.454 persone).
Puntando i fari sulla forbice 15-25 anni - quella che l’assessora Frattini ha individuato come target prevalente - il quartiere «più giovane» (in percentuale rispetto al numero degli abitanti) è senza dubbio il Villaggio Violino; seguono Sanpolino, San Polo Cimabue e Fornaci. Se si guarda invece ai numeri assoluti, la classifica demografica cambia: in cima troviamo Porta Cremona, dove abitano 1.521 ragazzi e ragazze tra i 15 e i 25 anni, seguono Porta Venezia (1.237), Chiusure (1.131), Urago (1.015), San Polo Cimabue (925), Lamarmora (909), Sant’Eustacchio (889) e le zone incluse nel Centro storico nord (838).
Il progetto
A cosa serviranno questi Stati generali? A redigere una sorta di «piano giovani». Ma cosa conterrà è tutto da scoprire: l’idea è che siano proprio gli under 25 a scriverlo e a spiegare a Comune e associazioni di cosa hanno bisogno (da spazi di aggregazione a un carnet di iniziative che aprano la porta ad altrettante esperienze in campi diversi), qual è la loro «città ideale» (e, quindi, i loro sogni nel cassetto) e soprattutto «renderli parte attiva, coinvolgendoli nella vita di Brescia, ovvero fare in modo che contribuiscano alla società negli ambiti che più possono interessare loro» spiega Frattini. Un’avventura che partirà proprio dagli Stati generali, un cammino al via da settembre ma che avrà il suo momento clou a marzo.
L’occasione per cambiare approccio è l’avvicinarsi della scadenza del progetto «Brescia giovani», un’iniziativa che il prossimo anno verrà riproposta, ma alla quale Frattini vuole «rifare il look», rendendola in sostanza più attrattiva, coinvolgente e vicina - anche nel linguaggio - alle nuove generazioni». Proprio per questo, il cronoprogramma è già ben scandito: a partire dalla metà di settembre «saranno organizzati diversi incontri con i soggetti erogatori di servizi, dalle associazioni alle cooperative. Dalla metà di ottobre e fino a Natale, invece, si aprirà il sipario sui cinque appuntamenti di zona, che saranno innanzitutto un’occasione di ritrovo e di festa (la musica sarà protagonista, ma anche il metodo di comunicazione sarà più «smart»). A scorrere paralleli a questi incontri saranno anche quelli con alcune categorie: dai ragazzi che frequentano le sale studio ai rappresentanti di istituto: «Con loro, ad esempio, penso che questo scambio di idee lo consumeremo durante un pranzo conviviale. Voglio ascoltare la voce dei giovani cittadini e per farlo bisogna renderlo più semplice possibile, andando incontro ai loro impegni» spiega l’assessora. Infine, gli Stati generali di marzo. Tappa da cui nascerà il «piano giovani» da tradurre in pratica nei prossimi anni.
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