Pubblica un romanzo a 15 anni: «All'inizio volevo che restasse un segreto»

Alla ricreazione, spesso passava il tempo con un libro tra le mani. E quando è arrivata la pandemia, che come il Nulla de «La storia infinita» si è mangiata aule e banchi per mesi e mesi, lasciando i bambini in ammollo a casa, Rita Ruffini di 12 anni ha deciso di scrivere un raccontino di dieci pagine, «visto che tra una lezione e l’altra non c'era niente da fare».
Ma la piccola scintilla è diventata un fuoco, alimentato dal fiato dei draghi e da un talento precocissimo. Così, quell’impegno, nato per ingannare un tempo incerto, si è trasformato in una galoppata fantastica tra personaggi realistici e mitici: «La penna di Eliza Domini» è uscito per Albatros in una collana di autori emergenti. La giovane studentessa bresciana - la cui intervista, a cura di Daniela Affinita, andrà in onda oggi alle 18.10 nel programma «Teletutto racconta» - ha così pubblicato un romanzo da 300 pagine nell’estate che l’ha portata in prima superiore, al liceo scientifico bilingue Canossa Campus di Brescia.
La scintilla
Tutto iniziò grazie all’abbondanza di volumi in casa, dalle storie di mitologia greca e latina che la mamma possiede dai tempi del classico, ai romanzi gialli, neri, rosa e «tout court»: i quaderni di favole scritti per il suo fratellino furono l'anteprima del fantasy presentato settimane fa nella scuola "Santa Maria degli Angeli" di contrada delle Bassiche, che Rita Ruffini ha frequentato dall’infanzia. «E pensare che all’inizio mi sarebbe piaciuto che rimanesse un segreto. Ma qui c’è qualcuno che non si fa gli affari suoi!», racconta Rita, che proprio ieri ha festeggiato il quindicesimo compleanno e durante l’intervista sorride, riferendosi a un’amorevole «impicciona» a fin di bene: la mamma. «Insomma, in breve tutti hanno saputo tutto. Scrivere non mi imbarazza, ma sapere che gli altri leggono i miei sentimenti sì, anche se l’agitazione del debutto si è attenuata».
Il romanzo
Desideri, paure e slanci di coraggio di Eris Dragoncelli e Viola Velati sono, a volte, le stesse dell’autrice adolescente, che sfoggia una stupefacente maestria nei tocchi di colore, nella caratterizzazione dei personaggi e nell'elaborazione di una trama complessa su più piani di realtà e di cronologia, tra le protagoniste diventate Lady Dragon e V nel multiforme mondo di Ganhas: avventure raccontate dalla giornalista che dà il titolo al romanzo. «Mandai i primi capitoli all’insegnante di italiano - ricorda Rita Ruffini, a proposito dello scambio con la docente Rossella Niceforo -, che mi ha incoraggiato a continuare e a liberare le emozioni».
Le saghe di Harry Potter ed Eragon, i gialli di Agatha Christie e Conan Doyle sono le letture più coinvolgenti per la aspirante scrittrice, già capace di intingere la penna nell'inchiostro dell'ironia. «Non credevo che avrei avuto un pubblico, quindi ho fatto quello a cui sono abituata: in casa ci stuzzichiamo sempre, usando l’ironia smaccata, il sarcasmo, l’umorismo. Frullavo ingredienti che mi piacevano da scrittrice e da lettrice. E mi sentivo un po’ in colpa per i personaggi che avevo lasciato in sospeso, nel cassetto. Le protagoniste? Ispirate alle mie migliori amiche delle medie, che non lo sanno ancora».
Da grande? L'obiettivo è studiare Medicina. «Mi affascinano i testi di Alessia Gazzola, scrittrice e medica. E gli psicologi usano la scrittura per far superare paure o difficoltà. Il mio è il motto di tutti i cartoni animati: "Trasforma i sogni in realtà"».
Il ricordo della ex preside
Di come Rita Ruffini sappia far brillare con nonchalance il suo bagaglio linguistico parla l’attenta preside della sua ex scuola, Lucilla Menni. «Me la ricordo schiva, asciutta: si esprime in punta di fioretto. Già dall’incipit lei cesella con pennellate precise, che evocano vivide immagini di questo romanzo al femminile. Scrive come mossa dal desiderio di mettere sulla carta ciò che la sua fantasia fervida immagina, tra battute salaci e passaggi divertenti: non è mai ampollosa. Ecco, la scuola deve far volare tutti i ragazzi, credo nella molteplicità delle intelligenze. Dobbiamo spingerli verso strade che siano nelle loro corde: questo è un caso stupendo».
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