Provincia, per Alghisi il pareggio del Consiglio sa di vittoria

Ecco come la politica torna protagonista in Broletto, con una guida a trazione dem. Galperti potrebbe essere vicepresidente
Il presidente della provincia di Brescia Samuele Alghisi ieri al voto - Foto Marco Ortogni/Neg © www.giornaledibrescia.it
Il presidente della provincia di Brescia Samuele Alghisi ieri al voto - Foto Marco Ortogni/Neg © www.giornaledibrescia.it
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Alla fine il presidente Samuele Alghisi può tirare un sospiro di sollievo. Quando arriva la certezza che il risultato finale del voto per il Consiglio della Provincia di Brescia è la parità, sui volti degli esponenti del centrosinistra la tensione lascia il posti ad ampi sorrisi. «È stata una grande operazione» dice il segretario provinciale del Pd Michele Zanardi.

Il pareggio sa infatti di vittoria perché la maggioranza sarà garantita dal voto del presidente. Respinto il «ribaltone» a cui aspirava il centrodestra. Come? «Grazie all’unità» dice Zanardi. Se il centrosinistra si fosse presentato con due liste come nel 2019, il risultato sarebbe stato diverso: 9 consiglieri a 7 a favore del centrodestra. Il presidente sarebbe comunque rimasto in carica. Ma certo per Alghisi si sarebbe fatta dura.

Negli ultimi sei mesi si è invece lavorato (con fatica e non pochi intoppi) per costruire un «centrosinistra ampio». Il risultato è che la guida del Broletto resta a trazione dem (4 consiglieri più il presidente). Guido Galperti come due anni fa ha fatto incetta di preferenze e - si userà il criterio delle scorse elezioni - potrebbe continuare a ricoprire il ruolo di vicepresidente. Dentro anche il civico Massimo Vizzardi così come Marco Apostoli, rappresentante della sinistra e del mondo ambientalista.

Resta da capire quanto l’accordo politico trovato in vista del voto sarà anche intesa amministrativa: non è un segreto che le posizioni di Apostoli sono state spesso critiche nei confronti dell’operato di Alghisi. Reggerà l’intesa? Lo si saprà presto visto che una delle prime scelte da prendere (entro aprile) sarà sull’acqua, ovvero la natura del gestore unico che l’accordo politico ha stabilito sia «interamente pubblico».

Il centrodestra partiva favorito e in tutte le fasce demografiche ha ottenuto più voti tranne che in Loggia dove però il peso del voti ponderati ha fatto la differenza (5mila a favore di Territorio Bene Comune). Ha comunque ottenuto 1.099 voti personali contro gli 861 del centrosinistra: 238 amministratori in più. Non sono però bastati a far scattare il nono consigliere cosa che ha lasciato un po’ di amaro in bocca.

Spariscono le presenze civiche, finora rappresentate da Nicoletta Benedetti e Mariateresa Vivaldini. La Lega ottiene quattro posti, due Forza Italia e due Fratelli d’Italia. La politica è insomma tornata protagonista in Broletto. L’idea di fare delle Province un organo prettamente amministrativo pare essere naufragata, anche a causa di una riforma pasticciata che - tra le altre storture - vede disgiunte le elezioni di presidente e consiglio. Pare che a Roma abbiano deciso di riallineare le due scadenze. Ma come non è ancora chiaro. La scadenza di Alghisi potrebbe essere prorogata di un anno. Oppure il consiglio eletto ieri potrebbe durare solo dieci mesi. Si vedrà.

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