Largo ai giovani, o forse no. Perché ormai stiamo sprofondando in tutte le classifiche europee che riguardano non solo gli adolescenti e gli universitari, ma anche i cosiddetti Millenials (ovvero i nati tra il 1980 e il 2000). Appunto a margine: no, stavolta il Covid non c’entra, la situazione era critica già prima. A certificarlo - oltre all’Eurostat - è anche l’indagine condotta da Openpolis, che punta i fari sugli investimenti che concretamente i nostri Comuni mettono in campo per le politiche giovanili. E il primo segnale di una disattenzione diffusa anche nel Bresciano: le cifre sono difficili da raccogliere, complesse da decifrare, confusamente appostate.
Per verificare la spesa che le Amministrazioni dedicano alle politiche giovanili bisogna analizzare i bilanci. Guardando la tabella, quando il campo relativo alla spesa è vuoto significa che il bilancio del Comune non è stato pubblicato online. Se invece la spesa riporta un valore pari a zero, vuol dire che il Comune ha certamente pubblicato il rendiconto. Le possibilità, però, sono due: l’ente ha effettivamente speso zero, oppure ha inserito alcuni degli investimenti in altre voci di spesa nel bilancio. Un esempio: un sostegno economico a favore dei giovani potrebbe essere stato incardinato anche all’interno del Sociale o di bandi relativi al commercio. In questo caso la ricostruzione è intricata e apre a una seconda riflessione: le politiche giovanili non sono solo il dopo scuola o un bonus per avviare un’attività commerciale, ma un insieme di misure che promuovono l’attività giovanile nella società e che vanno dal volontariato a centri polivalenti, nuove tecnologie, Università, ricerca.




