Sono consapevoli di avere il vento in poppa, tanto da parlare di «occasione e momento storico per il centrodestra». Non vedono l’ora della rivincita (politica, s’intende): tornare nel Palazzo del potere per governare in un Esecutivo scevro dai compromessi delle larghe intese, senza mandati tecnici, bensì con un programma e un’azione di governo guidati unicamente da cervelli di partito. Per questo, adesso, il messaggio chiave che Fratelli d’Italia, Lega, Forza Italia e Noi moderati vogliono veicolare è principalmente uno: «Siamo coesi» e - per dirla con le parole di Maurizio Casasco - «quel che serve in tutti gli ambiti è la stabilità. E il centrodestra offre al Paese esattamente questo: stabilità».
Lega e FdI
Schierati dietro alle bandiere di partito, i candidati bresciani «del centrodestra unito» (è sempre questa, unità, la parola chiave ripetuta come un mantra di voce in voce) scelgono di incontrare la stampa davanti a Palazzo Loggia. Un luogo simbolo per Brescia, ma soprattutto un ulteriore messaggio, neanche troppo velato, che suona così: siamo uniti ora per le Politiche del 25 settembre e resteremo uniti a lungo, anche per le prossime sfide elettorali.
Fi e Noi moderati
È questa la moral suasion che la coalizione sta percorrendo: togliere il velo del dubbio su una presunta divisione interna e su una presunta impreparazione. La presenza dei moderati, in questo senso, viene spesa come garanzia. Spiega il senatore Adriano Paroli, commissario di Forza Italia a Brescia: «Il centrodestra si candida per governare il Paese senza titubanze, con grande responsabilità e con la consapevolezza che non sarà semplice. Qui la collaborazione è e sarà completa, a fronte di un’alternativa litigiosa: siamo quattro partiti con sensibilità diverse, ma che trovano sintesi totale su risposte che riteniamo urgenti. La situazione è grave, quindi non ci sarà nessuna superficialità ma solo grande senso di responsabilità».

Mauro Parolini lo dice chiaro e tondo: «Quella di Noi moderati è una lista che nasce dall’azione comune di gente abituata a governare. Abbiamo un’idea di politica che punta a risolvere problemi e ad affrontare criticità, con un’idea di Europa in cui l’Italia deve essere protagonista. Lo Stato non deve parlare ai singoli, ma rivolgersi a realtà organizzate: si chiama sussidiarietà e questo significa, ad esempio, aiutare famiglie e imprese di fronte all’emergenza energetica. Ma anche sul tema del lavoro non si è fatto abbastanza: i soldi del Rdc devono aiutare chi non ce la fa e poi essere convogliati su aziende e lavoro». Come a dire: siamo uniti, abbiamo ben chiari non solo obiettivi e priorità, ma anche problemi e ricette. In due parole: «Siamo pronti».
Buongiorno Brescia
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