Più sostenibile, tranquilla e solidale: così i cittadini vogliono la Brescia futura

Per il 64% degli elettori si sta andando nella direzione giusta, il 19% vorrebbe un cambiamento di rotta
Solidarietà: gli aiuti alimentari della Caritas ai poveri © www.giornaledibrescia.it
Solidarietà: gli aiuti alimentari della Caritas ai poveri © www.giornaledibrescia.it
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Una Brescia più sostenibile. Vale a dire con meno traffico e auto, la mobilità dolce, l’aria pulita, l’energia green, un’economia circolare, la coesione sociale. È questo il principale desiderio dei bresciani per il futuro della loro città. Una richiesta gettonata dal 26% degli intervistati. Un’aspirazione del tutto coerente con le preoccupazioni dei cittadini sulla salute dell’ambiente, che si lega alle altre sostenibilità: sociale ed economica.

Bisogna subito dire che Brescia, sui temi della sostenibilità, non parte certo da zero. In questi ultimi anni le istituzioni locali, il sistema economico, la società civile e il mondo accademico si sono impegnati su questi temi. Ricordiamo la nascita nel 2021 del Centro sviluppo sostenibilità, voluto da Università di Brescia, Camera di commercio, Confindustria Brescia, A2A e Ubi-Fondazione Cab, con il sostegno del Comune e della Provincia. Una rete sinergica che ha creato una cabina di regia con sede operativa al Csmt per preparare e monitorare la Strategia territoriale provinciale per lo sviluppo sostenibile secondo i target dell’Agenda 2030 dell’Onu.

Transizione

Un altro esempio di impegno è Futura Expo, che in ottobre celebrerà al Brixia Forum la sua seconda edizione: una vetrina, promossa dalla Camera di Commercio, per i progetti e le buone pratiche di istituzioni e imprese nel segno della transizione ecologica.

Una iniziativa che quest’anno assume un respiro nazionale e guarda pure all’estero per uno scambio di esperienze con le regioni più sviluppate dell’Europa, come Catalogna, Rhone Alpes, Baden Württemberg (oltre alla Lombardia). Molto c’è ancora da fare sulla sostenibilità, tanto più in una provincia manifatturiera ed energivora come la nostra, ma la direzione è tracciata; non si può e non si deve tornare indietro.

Solidale

Al secondo posto c’è la richiesta di una città più tranquilla, con meno caos. Una sollecitazione che arriva dal 20% del campione e che si lega alle lamentele per il traffico. Una nota interessante: mentre la sostenibilità è il tema prevalente fra gli elettori del centrosinistra (scelto dal 34%), la domanda di più tranquillità spopola fra quelli del centrodestra (33%). Il 10% dei bresciani vorrebbe una città più solidale e il 7% più inclusiva: anche in questi due casi la richiesta arriva soprattutto da chi si riconosce nel centrosinistra. Su alcuni aspetti si conferma fra i due principali schieramenti politici una diversa visione della città.

Da notare che il 17% del campione totale auspica una città più europea e internazionale: un’ambizione che caratterizza soprattutto i giovani. Insomma, i bresciani anelano a vivere in una città green, con ritmi più lenti, che guardi alla parte più moderna dell’Europa, conservando la sua tradizione di accoglienza e solidarietà. Una città anche più ricca, digitalizzata, collegata ad altre città, multietnica (ma non sono le richieste più pressanti).

La direzione

Detto delle aspirazioni per il futuro, secondo il 64% degli elettori Brescia sta andando nella direzione giusta, mentre per il 19% bisognerebbe cambiare rotta e il 17% non ha un’opinione in merito (curioso: sono le stesse percentuali rilevate dal sondaggio Ipsos di cinque anni).

I più convinti sono gli elettori di centrosinistra, che si riconoscono nella Giunta uscente: l’86% giudica che la strada intrapresa sia quella adeguata. La percentuale scende al 54% fra il popolo del centrodestra: comunque un numero rilevante, a cui aggiungere un 14% di «non so». Solo un terzo degli elettori di centrodestra auspica novità. Consenso anche dal 69% di chi non si riconosce nei due schieramenti principali, dal 72% degli indecisi e dal 48% di chi non vota alcun partito. Per altro proprio fra questi ultimi c’è la percentuale più alta dei «non so»: il 29.

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