Parolini: «All’Italia serve la capacità di governo dei centristi Moderati»

Il capolista alla Camera per Noi Moderati: «Siamo amministratori di esperienza preziosi per tutto il centrodestra»
Mauro Parolini, 64 anni, vive a Desenzano - Foto Gabriele Strada Neg © www.giornaledibrescia.it
Mauro Parolini, 64 anni, vive a Desenzano - Foto Gabriele Strada Neg © www.giornaledibrescia.it
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«Altro che superati oppure inutili, l’Italia ha sempre più bisogno dei moderati». Mauro Parolini, ingegnere, 64 anni, desenzanese, alle spalle una lunga esperienza come consigliere ed assessore in Provincia e in Regione, non ha dubbi: forti ideali e capacità amministrativa sono le qualità che servono al futuro del Paese.

Parolini è al primo posto del listino nel collegio proporzionale della Camera per «Noi Moderati» per queste elezioni politiche, la formazione centrista che fa riferimento all’ex ministro Maurizio Lupi, al presidente della Liguria, Giovanni Toti, e al sindaco di Venezia, Luigi Brugnaro.

In uno scenario radicalizzato come quello italiano, c’è ancora spazio politico ed elettorale per i moderati?

Penso proprio di sì, ancora più che in passato. L’esperienza dell’esecutivo presieduto da Mario Draghi ci ha consegnato un insegnamento: l’idea della politica come arte del governo. Mi riconosco appieno in questa sintesi. Trovare la strada per risolvere i problemi, creare le condizioni perché i cittadini stiano meglio. È la mia esperienza come politico ed amministratore. Certo, non sempre si riesce a realizzare ciò che ci si prefigge, ma ciò che caratterizza i moderati è questo: partire da un’idea e lavorare per renderla concreta. Credo che i cittadini siano nauseati dagli slogan, noi portiamo la nostra capacità di amministratori dimostrata sul campo.

Qual è il vostro valore aggiunto nel centrodestra rispetto a FdI, Lega e FI?

Nel centrodestra c’è una grande capacità di sintesi. Siamo in grado di governare insieme, del resto lo dicono 25 anni di storia. Io stesso, negli incarichi che ho avuto in Provincia e in Regione, l’ho verificato. Come moderati, nel centrodestra portiamo i nostri valori, il nostro metodo e l’idea, provata dall’esperienza, che la politica è l’arte del governo. Non a caso i nostri riferimenti nazionali sono un bravo ex ministro delle Infrastrutture, un presidente di Regione e il sindaco di una grande città.

E per Brescia?

È lo stesso. Per la Camera e il Senato sono in campo candidati impegnati sul territorio in passato o nel presente come amministratori. Le idee vanno misurate con la realtà, che è complessa e non si può sintetizzare in uno slogan.

Quali sono, secondo lei, le priorità da affrontare?

Credo che oggi il problema principale in Italia sia la crisi demografica. Vanno sostenute economicamente le famiglie perché facciano più figli. Il nostro Paese destina solo l’1% del suo Prodotto interno lordo alle famiglie, siamo il fanalino di coda dell’Europa. Bisogna almeno raddoppiare queste risorse, aiutando anche tutte quelle realtà associative e del Terzo settore che danno a loro volta una mano alle famiglie. Un altro tema che mi sta a cuore riguarda la libertà di educazione. In Italia la scuola paritaria ha un ruolo importante, dovrebbe essere sostenuta dallo Stato come quella pubblica. Con i voucher scuola alle famiglie ci sarebbe vera libertà di educazione e più dinamicità delle scuole.

Lei è coordinatore del «Comitato tecnico scientifico semplificazione» della Regione Lombardia. Uno dei problemi del nostro Paese è la burocrazia. Cosa si può fare?

La pubblica amministrazione deve cambiare l’approccio culturale. Non si fida delle imprese e dei cittadini. È come se li guardasse sempre con sospetto. Tutelare l’interesse pubblico non significa ostacolare l’attività privata. Invece le norme e le procedure devono renderla più facile, nell’interesse stesso della parte pubblica. Facilitare la nascita di un’attività fa bene anche alle casse dello Stato.

E veniamo a Brescia. Quali sono le urgenze?

Innanzitutto salvare le imprese, provate dal caro energia. Serve subito un aiuto straordinario. La nostra economia non sta andando male: sul lungo periodo si deve proseguire sulla strada dell’innovazione, mantenendo le detrazioni fiscali per chi innova. In secondo luogo, bisogna intervenire sui salari: è intollerabile l’ampiezza della forbice fra quanto sborsa il datore di lavoro e quanto arriva nelle tasche del lavoratore. Infine, mi lasci dire una cosa sul Reddito di cittadinanza.

Prego.

Dico che non si può lasciare indietro chi non ce la fa, ma questa misura non va bene. È diseducativa, scoraggia la ricerca del lavoro, crea problemi ad alcuni settori economici che non trovano personale, è a termine.

Come ha accolto la notizia sul finanziamento della stazione gardesana della Tav?

Con grande soddisfazione. Rivendico con orgoglio la paternità della proposta. Nel 2017, come assessore regionale, la feci inserire nella delibera che valutava il progetto complessivo della Tav. Devo dire che l’appoggio del presidente della Coldiretti, Ettore Prandini, è stato fondamentale nel far ripartire la campagna a favore della stazione.

I sondaggi vi danno poco sopra all’uno per cento...

Noi siamo fiduciosi. I sondaggi, le ultime volte, hanno sbagliato. I Moderati sono una presenza necessaria perché il centrodestra sia sempre più forza di governo.

Cosa dice agli indecisi e ai neoelettori 18enni?

Non votare è una cattiva scelta, decidono gli altri. Chiediamo il voto affinché si torni a ragionare, partendo da ideali che si traducono in visione, in programmi ed opere.

Ha parlato di ideali. Quali?

L’attenzione alle persone, la consapevolezza che la libertà è un elemento fondamentale, la convinzione che la realtà è complessa e va conosciuta, come diceva don Giussani, «secondo la totalità dei suoi fattori».

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