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Brescia e Hinterland

IL CONVEGNO

Pane Web e Salame: i social network sono morti? Forse no


Brescia e Hinterland
23 nov 2018, 16:27
PANE, WEB E SALAME ANTI-SOCIAL

«Dieci anni fa Internet era l’Eldorado, oggi fa schifo». Non usa mezzi termini Fabrizio Martire dal palco di Pane Web e Salame 9, la conferenza dedicata al mondo del digitale che ieri ha registrato il tutto esaurito al Nuovo Cinema Eden in città.

«Anti-social» il tema di quest’anno: l’obiettivo era fare luce sui social network, tra Il web incombe su aziende e cittadini più come una minaccia che come un’opportunità. Tra fake news, insulti e leoni da tastiera, la Rete accende gli animi. Che l’utente sia un’azienda o un privato, vale la pena restare su Facebook & co.?

 

 

«L’illusione dei social è finita - sentenzia Simone Tornabene dell’agenzia Imille -, eppure sono lo specchio di quello che siamo. Aggregare le nicchie ha risvegliato i peggiori istinti dell’uomo, ma gli idioti sono sempre esistiti. Cancellarsi dai social è un diritto sacrosanto, ma quello che accade online avrà comunque un impatto sul mondo, anche senza di noi. Dunque meglio esserci e contaminare con il buon esempio».

Cosa fare allora nello specifico? «La priorità è formare gli analfabeti digitali, che spesso sono gli over 40 - suggerisce Gian Marco Saolini, troll di professione e autore di video satirici da migliaia di condivisioni -. Servono corsi di educazione civica applicata alla Rete, non solo per i ragazzini, ma soprattutto per i genitori, che spesso sono più impacciati. L’obiettivo è imparare a riconoscere le montature, disinnescare i leoni da tastiera, uscire dalla propria bolla di opinione». Dare una spolverata ai principi basi della civiltà, insomma, ricordandosi che «dietro lo schermo ci sono delle persone», come chiosa Michela Giraud de La Tv delle Ragazze.

Che ci siano ancora possibilità di riscatto per Facebook e Instagram ne sono convinti i fondatori - nomen omen - dell’agenzia We Are Social. «È come in Matrix: pillola blu o pillola rossa? La scelta sta a noi, ma è nostro dovere non adattarci e migliorare le piattaforme, evidenziando ciò che non funziona e perseguendo i valori della qualità, dell’affidabilità e dell’accuratezza. Informare e contaminare, perché i social sono solo strumenti, sta a noi controllarli».

 

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