Brescia e Hinterland

Omicidio di Nuvolento: nessuna richiesta per la sepoltura di Romano Fagoni

I figli non hanno chiesto il nullaosta per la sepoltura. Il gip: «Nelle parole di Raffaella Ragnoli un senso di liberazione»
Andrea Cittadini

Andrea Cittadini

Vicecaporedattore

Romano Fagoni e Raffaella Ragnoli - Foto © www.giornaledibrescia.it
Romano Fagoni e Raffaella Ragnoli - Foto © www.giornaledibrescia.it

Nell’ordinanza di applicazione della misura cautelare in carcere nei confronti di Raffaella Ragnoli accusata dell’omicidio del marito Romano Fagoni il gip Andrea Gaboardi scrive: «Occorre dare atto della difficile e penosa situazione familiare che ne costituisce il sostrato, così come affiorante dalle dichiarazioni dell’indagata e dei due figli».

E c’è un’immagine, che più di altre, racconta questa divisione che c’era nella famiglia di Nuvolento distrutta per sempre dalla serata di sabato sera di una settimana fa. Nessuno, a partire dai due figli, ha chiesto il nullaosta per la sepoltura di Romano Fagoni, ammazzato dalla moglie con sei coltellate alla gola al termine dell’ennesima lite in casa. «La difficile ed estenuante condizione familiare aveva con il tempo esasperato l’indagata» ricostruiscono gli inquirenti. L’autopsia sul corpo della vittima è stata eseguita da sette giorni, ma al pm Flavio Mastrototaro non è arrivata richiesta per il via libera per i funerali.

La figlia maggiorenne di Romano Fagoni e Raffaella Ragnoli aveva lascito la famiglia d’origine da tempo, anche e soprattutto per i contrasti con il padre. Un allontanamento che aveva mandato in crisi la madre, che ha continuato a proteggere il figlio minorenne, rimasto in famiglia, dagli sbalzi d’umore e dai maltrattamenti del marito. Quello stesso ragazzino di 15 anni che ha assistito a litigio tra i genitori finito nel sangue proprio mentre lui chiamava il 112 per chiedere un intervento immediato. E che la mamma ha raccontato di aver difeso. «Non so cosa mi sia passato per la testa, ma essendo tanto il timore per l’incolumità di mio figlio, sono scattata in piedi e ho colpito mio marito» è stata la confessione della donna. «Scusa per aver fatto una vita di m... per colpa mia», «non doveva finire così», «Non volevo che assistessi a questa cosa» invece le frasi pronunciate dalla madre al figlio, e riportate agli atti, prima di essere portata via da casa dai carabinieri intervenuti sulla scena del crimine.

Tanto che il gip, disponendo il carcere per la donna, aggiunge: «Dal tenore dei dialoghi intrattenuti con il figlio nella sala d’attesa della caserma dell’Arma nelle ore successive all’omicidio a prevalere nella donna era un senso di liberazione per l’accaduto, vissuto come il tragico epilogo di anni di patimenti e come la rimozione di un ostacolo alla serenità familiare». E anche in questo caso i due figli della coppia pare si siano schierati dalla parte della madre, ora in carcere, e non da quella del padre ucciso a coltellate e il cui cadavere è ancora all’obitorio.

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