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Brescia e Hinterland

IL CASO

Obitori pieni e i parenti che non possono vegliare i defunti


Brescia e Hinterland
13 mar 2020, 20:53
Obitorio, in fila fuori dal Civile con i parenti che non possono vedere le salme -  © www.giornaledibrescia.it

Obitorio, in fila fuori dal Civile con i parenti che non possono vedere le salme - © www.giornaledibrescia.it

Ha ragione Fra Giovanni, cappellano dell'obitorio degli Spedali civili, che indossa una tuta bianca e mascherina con il nome scritto con il pennarello all'altezza del cuore. «Per la famiglia delle vittime del coronavirus è un dolore nel dolore». Perché chi muore è solo. Solo all'ultimo respiro in un letto d’ospedale. E anche dopo, attorno ad una bara, non c’è nessuno.

Le famiglie sono in quarantena, i parenti più stretti costretti a rimanere a casa. Alcuni addirittura sono ricoverati in ospedale e altri, nei casi più complicati, attaccati ad un respiratore e solo una volta usciti dalla rianimazione sapranno di quanto accaduto al congiunto. Ci sono figli a casa con la febbre alta che non hanno più visto il padre stroncato da quella che sembrava «una influenza un po’ più forte», chi addirittura ha perso prima il padre e poi la madre a distanza di 24 ore e nemmeno può scegliere la bara dei genitori, mogli in quarantena, e in attesa di conoscere l’esito del tampone, che non hanno più guardato negli occhi il marito dal giorno del ricovero.

Emergenza. «Una situazione triste e molto fredda. I funerali non si celebrano e la sepoltura sta avvenendo senza parenti» commenta il frate del Civile dopo essersi intrattenuto con chi, mascherina sul volto, è stato da poco colpito da un lutto. Così negli ospedali del territorio l'emergenza si estende sempre più, arrivando anche all'obitorio. Agli Spedali civili infatti in questi giorni le 19 sale mortuarie sono state costantemente piene. All’ingresso, sulla bacheca nera con i numeri delle camere ardenti, non sono nemmeno più indicati i nomi dei defunti. «Non riusciamo più a seguire i continui arrivi» viene spiegato. Chi è morto per il Coronavirus non può essere esposto. Così dice la legge.

Dopo il decesso le salme, avvolte in sacchi bianchi dai reparti arrivano all’obitorio. Vengono sistemate, anche una sull’altra, nelle stanze della vestizione, in attesa che si liberino le camere ardenti. «E sempre più spesso ci capita di non avere parenti ai quali rivolgerci perché sono in ospedale pure loro» spiega uno degli addetti alla pompe funebri.

Al Civile le bare di chi non è morto per le complicazioni da Coronavirus sono state addirittura posizionate nella cappella dell’obitorio. Difficile anche la gestione delle salme in Poliambulanza. Due degli ultimi morti per Covid-19 sono nella stessa sala perché ogni spazio è occupato. «I defunti sono tanti, ma adesso la situazione è un po’ più ordinata». E poi c’è il tempio crematorio di Sant’Eufemia che negli ultimi giorni sta accettando praticamente solo salme di residenti in città. I tempi di cremazione dalle 48 ore ai dieci giorni. Solo martedì la lista d’attesa comprendeva 120 nominativi. Dai paesi della provincia si deve dunque guardare ad impianti fuori Regione. A Bergamo lavora già a pieno regime e a Lambrate, nel Milanese, sono in corso lavori di manutenzione.

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