Obbligati a mietere quel che si è piantato

Oriana Fallaci aveva circa sei anni quando la sua mamma mentre le infilava una ruvida camiciola di lana le disse: «Non devi fare come me! Non devi diventare una moglie, una mamma, una schiava ignorante! Devi andare a lavorare! Lavorare! Viaggiare! Il mondo! Nel mondo!».
Il concetto mi riporta emotivamente a mia madre la quale, pur non avendomi mai invogliato a viaggiare, ha sempre creduto che lo studio e il lavoro fossero il viatico per ampliare i miei confini. Se in famiglia qualcuno si lamentava, immancabilmente lei ripeteva la solita frase: «Bisogna avere pazienza, il pane degli altri ha sette croste». Queste parole le ho sentite così tante volte che ho finito per interiorizzarle e quando le pronuncio sento la sua stessa rassegnazione per gli strati più duri che bisogna scalfire.
La pazienza a volte scappa, quando ad esempio si pensa ai giovani che dopo aver conseguito una laurea magistrale riescono a trovare un lavoro solo a partita Iva. Emettono fattura comprensiva di tasse e ritenuta d’acconto e devono pagare un commercialista che li aiuti a muoversi nel farraginoso mondo dei lavoratori autonomi. Quando va di lusso guadagnano 1.400 euro lordi al mese, dai quali devono togliere le spese di benzina e la mensa. Sia i maschi che le femmine subiscono il medesimo trattamento iniziale. Entrambi si barcamenano, cercando di mostrare le loro competenze, ma spesso la realtà lavorativa è totalmente scollegata da ciò che hanno imparato nelle Università.
Sono tanti coloro che cominciano l’anno nuovo con l’unica certezza di dover procrastinare tutto, rinunciando alla possibilità di prendere in affitto una casa e rendersi indipendenti dalla famiglia. La nostra è «Una società fondata sul lavoro che sogna il riposo» scriveva Leo Longanesi. Infatti, tutti pur provati dalla stanchezza inseguono il benessere, sperando di potersi elevare su qualcosa. Lo fanno attraverso le dinamiche che regolano il lavoro, al quale finiscono per destinare gran parte del tempo e dei loro pensieri. Dunque, stabilire cosa fare è un dato essenziale, quanto la scelta se diventare una moglie, una madre o viaggiare nel mondo. È opportuno farlo in piena autonomia, per evitare che le nostre decisioni diventino una gabbia e si trasformino in schiavitù. Tutto dipende da noi:«Possiamo scegliere quello che vogliamo seminare, ma saremo obbligati a mietere quello che abbiamo piantato».
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