Caso Stamina: giornata campale. Il colpo di scena nella serata di giovedì 5 giugno, quando il dottor Marino Andolina, braccio destro di Davide Vannoni, «richiamato» a sorpresa a Brescia da una sentenza del Tribunale di Pesaro, annuncia: «Ho parlato con il direttore generale del Civile Ezio Belleri, e mi ha chiesto un nuovo parere da parte del Tribunale pesarese sulla mia possibilità legale di dare ordini ai medici e in caso di loro rifiuto di prendere il loro posto. È quindi tutto fermo».
Facciamo un passo indietro. La sentenza di cui sopra - arrivata a soli due giorni dalla morte della piccola Rita - aveva sparigliato la situazione Stamina all’interno del Civile. Il Tribunale ha infatti ordinato che Andolina, «come ausiliario esperto, deve organizzare le attività di cura».
Il vicepresidente di Stamina Foundation è arrivato a Brescia nel primo pomeriggio con un ufficiale giudiziario e alcuni parenti di pazienti Stamina, per cercare di trovare medici del Civile disposti a riprendere le infusioni.
La ricerca, però, non è andata a buon fine: zero, al momento, i camici bianchi disposti a collaborare. Di qui lo stallo di una situazione. Quest’ultimo, lo ricordiamo, è tra gli indagati dalla Procura della Repubblica di Torino, che ha iscritto nel registro anche manager, biologi e neurologi: le accuse, a vario titolo, vanno dall’associazione per delinquere aggravata e finalizzata alla truffa, esercizio abusivo della professione medica e violazione della norma sulla privacy.
Sulla vicenda, nelle prossime ore, è previsto un pronunciamento del Governo. Nel frattempo si sta muovendo anche il Consiglio superiore della magistratura.


