Nonno Galles e zio Polenta

Perché ognuno ha i parenti che si merita
Kate, Camilla e la Regina Elisabetta - Foto Ansa  © www.giornaledibrescia.it
Kate, Camilla e la Regina Elisabetta - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
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Quando Camilla ha visto l’adorata suocera Elisabetta brandire la spada ha pensato con terrore che fosse infine arrivata la resa dei conti. Nello stesso momento Kate si è entusiasmata pregustando la più vicina incoronazione. Con sollievo e delusione a seconda dei punti di vista, l’anziana monarca voleva soltanto tagliare teatralmente la torta, del resto non si resta inchiodati al trono per decenni se non si coltiva una sottile perfidia.

Alla merenda si è poi unito anche Carlo, che al suo arrivo è stato accolto da Kate con un «ciao nonno, come stai?». Che dolcezza sapere che la duchessa chiama, in privato, il suocero nonno. Una tenerezza familiare che arriva dritta al nostro cuore quando entrano in scena George e Charlotte di Cambridge, appunto i pargoletti di William, futuro re d’Inghilterra. I due eredi chiamano il principe Carlo «nonno Galles»; che delizia, che squisito distacco molto british dalla pomposità di corte. Perché noi, che siamo dei parvenu, quando sentiamo principe di Galles ci diamo un tono citando il tessuto, George e Charlotte pensano invece al nonno. E ai loro infiniti possedimenti. E ai loro sudditi. «Nonno Galles» è un orizzonte.

Il mio compagno di banco Vittorio andava spesso a pranzo dal fratello della madre, lo chiamava zio polenta per la sua insaziabile passione per la regina della tavola lombarda. Se non c’era la polenta non si sedeva nemmeno a tavola. La famiglia di Vittorio, del resto, non viveva certo nello Yorkshire, e così la polenta era l’unica blasonata a tavola. Nella vita ci si deve anche accontentare.

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