Brescia e Hinterland

'Ndrangheta e Lotto, illeciti con il concorso di alcuni tabaccai

Nell'inchiesta Scarface sequestrate le ricevitorie «Cigno nero» a Rovato e «La sfinge» a Roncadelle
Andrea Cittadini

Andrea Cittadini

Vicecaporedattore

La tabaccheria di Roncadelle posta sotto sequestro
La tabaccheria di Roncadelle posta sotto sequestro

ll database dei Monopoli di Stato ha fornito la prova. Alla richiesta della Procura bresciana di conoscere le vincite intestate a Francesco Mura, la risposta è stata fornita in quattro pagine di incassi. L’imprenditore non era però il nuovo Gastone e il trucco per ripulire il denaro è stato così svelato. Il sostituto procuratore Cassiani scrive: «Mura nel corso degli anni, attraverso soci più o meno occulti e prestanome, ha avviato tabaccherie, sale scommesse e da gioco, così favorendo le proprie operazioni di riciclaggio di denaro di provenienza illecita». Secondo gli inquirenti alcune ricevitorie della provincia sono diventate le lavatrici dei soldi sporchi del 41enne di Erbusco attraverso le vincite di Lotto e Super Enalotto, ma anche allo slot machine.

«È il caso di Gabriella Corsini, titolare della tabaccheria "La Sfinge" a Roncadelle (sotto sequestro), di Andrea Ottaviani, ex maresciallo della Guardia di Finanza, titolare della "Tabacchi in Tacchi" a Chiari, di Luigi Vezzoli, proprietario dell’esercizio pubblico "Mi Vida" a Rovato, di Junjie Xu, cinese gestore del bar "Cigno Nero" (posto sotto sequestro) e in passato anche di Cristiano Barbi e Giuseppe Fiandaca, gerenti della sala slot "Leon Gaming"» si legge nell’ordinanza di custodia cautelare. Agli atti dell’indagine ci sono migliaia di schedine vincenti che sono state procurate dai coinvolti a Francesco Mura, che pagava in contanti la vincita per poi incassare il denaro pulito attraverso i Monopoli di Stato.

Un esempio su tutti. «Gabriella Corsini - scrive il gip - attraverso il reperimento dai clienti della ricevitoria di centinaia di schedine vincenti al gioco del Lotto e Gratta&Vinci validate dal mese di gennaio 2014 a quello di marzo 2019, in seguito provvedendo a liquidare i giocatori con denaro corrente, poi intestando ciascuna matrice a Francesco Mura, compiva operazioni idonee ad ostacolare l’identificazione della provenienza delittuosa della somma complessiva di 156mila euro». Stando alle carte dell’inchiesta Mura arrivava anche a liquidare in contanti vincite di 60mila euro e dal 2012 al 2020 l’imprenditore «ha accantonato a Montecarlo un milione e mezzo di euro sul conto corrente e altri tre milioni in una cassetta di sicurezza» facendo transitare «su una moltitudine di carte di credito prepagate un milione e 184mila euro, dei quali 1 milione e 124mila prelevati nel tempo in contanti».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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