Brescia e Hinterland

Mura: «Ho riciclato soldi. Ma non per la ’ndrangheta»

L’imprenditore di Erbusco racconta del sistema per la circolazione di contanti «Ho fatto la bella vita»
Andrea Cittadini

Andrea Cittadini

Vicecaporedattore

L'indagine va avanti: carabinieri e inquirenti che hanno lavorato all'inchiesta Scarface
L'indagine va avanti: carabinieri e inquirenti che hanno lavorato all'inchiesta Scarface

Per lui è tutto un malinteso. «Avete interpretato male le intercettazioni». Si riferisce ai presunti rapporti con famiglie 'ndranghetiste contestati dalla Procura di Brescia.

È quanto si legge nei verbali dei primi interrogatori di Francesco Mura, l’imprenditore 41enne nato a Asti, ma residente a Erbusco, e ritenuto il riferimento del gruppo che ha riciclato denaro sporco attraverso il gioco del Lotto, comprando le schedine dal vincitore reale, indicato dai tabaccai coinvolti, e facendosi poi pagare dallo Stato. Nell’ambito dell’inchiesta Scarface, che ha portato a 14 arresti nelle scorse settimane, in casa sua, tra quadri, auto di prestigio e una montagna di soldi, i carabinieri gli hanno trovato anche 160mila euro tutti in monetine da un euro. 

«Come ho utilizzato i denari riciclati? In beni di lusso, ristrutturazioni immobiliari e bella vita» ha detto lo scorso 12 novembre rispondendo alle domande del pm Ambrogio Cassiani. Mura ha alzato le mani sui reati di natura fiscale. «Ammetto i fatti - ha detto - ma nego di essere l’ideatore ed il coordinatore di un sistema ben rodato ed esistente da tempo. Bigi, Dizioli e Salerno (coindagati) erano ampiamente esperti». L’imprenditore ha scaricato il peso delle responsabilità maggiori su alcuni, «ho ereditato il sistema Bigi e non ho creato nulla», e sollevato altri, come l’ex compagna Gabriella Corsini, la titolare - arrestata - del bar ricevitoria La Sfinge di Roncadelle ora sotto sequestro. «Ho riciclato denaro tramite la sua attività, ma lei non era a conoscenza delle rilevanza penale delle mie condotte» ha raccontato Mura. A parole ha pure voltato le spalle al padre, «non so perché abbia comprato e venduto una società nell’arco di un anno, ma certamente serviva per evadere il Fisco e per creare provviste di denaro». Poi però ha negato «gli interessi economici consolidati nel tempo con Giuseppe Pangallo, membro della ’ndrina Barbaro-Papalia» invece contestati dagli inquirenti.

«Sapevo che il suocero d Pangallo (l’ndranghetista Rocco Papalia) era noto per esposizioni malavitose. Su Pangallo non so se sia inserito in contesti malavitosi e anzi mi diceva che voleva andare all’estero per staccarsi dalla famiglia della moglie» ha dichiarato Mura. Precisando: «Nego di aver mai avuto rapporti d’affari con Giuseppe Pangallo. Non ho mai preso soldi da lui e mai glieli ho dati». Per chi indaga invece sarebbe stato proprio Pangallo ad evitare a Mura il fallimento di una sua società mettendogli a disposizione centomila euro, di cui 15mila forniti in contanti durante una vacanza in pedalò ad Alassio. «A suo figlio piaceva il Rolex che avevo al polso e me lo ha comprato. Ecco il perché di quei soldi» si è giustificato. Dalle intercettazioni emergerebbe che ad ogni inizio anno l’imprenditore a capo di alcune tv nel Cremonese doveva a Pangallo dei soldi. «La restituzione del prestito» secondo gli inquirenti. Sul punto Mura fa mettere a verbale: «Io ero benestante, lui disoccupato e scherzando gli dicevo che ogni anno il 3 gennaio gli consegnavo una busta con regali per lui e per i figli».

Mura ha anche parlato degli episodi di corruzione contestati all’ex comandante della Polizia stradale di Chiari Sergio Motterlini e al carabiniere dello stesso paese Nicola Firrarello, coinvolti nell’indagine e raggiunti da interdittiva di sospensione dal pubblico impiego. «Ammetto i fatti di corruzione, ma Motterlini è una brava persona e mi dispiace del problema che gli ho creato» ha detto. Sul carabiniere coinvolto invece: «Il cellulare che gli ho dato era un regalo per il compleanno e i 1.200 euro versati sulla sua carta prepagata li ha restituiti alla ricevitoria dove andava a giocare».

Ma chi è Francesco Mura? «Nasco come organizzatore di eventi in discoteca, ero il migliore promoter della Liguria e non solo» si è definito davanti al pm. La moglie, anche lei arrestata, in interrogatorio ha raccontato: «Francesco sembra un leone, ma alla fine è un gattino e comunque con la mafia non c’entriamo. Ho in casa - ha aggiunto - tanti libri di Falcone e Borsellino. Sono una grandissima estimatrice». Di contro però c’è l’interrogatorio di una ragazza cinese proprietaria di una sala slot a Erbusco e in passato anche di una ricevitoria all’interno dell’aeroporto di Bergamo, «pagata 120mila euro completamente in nero con i contanti nascosti in una borsa e versati in un’unica soluzione a Cristiano Barbi (altro arrestato, ndr)». Finito il suo interrogatorio la giovane orientale ha chiesto al pm: «Posso fare una domanda? Ma Francesco resta in carcere? Perché ho paura, è una persona violenta».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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