Morta dopo l'intervento. «Si indaghi sul marito»

La Corte d’Appello ha confermato l'assoluzione dei medici e chiede che il marito sia processato per omicido colposo.
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Medici prosciolti. Ma il marito, condannato a risarcire le parti civili, è da processare per omicidio volontario. Annullato quindi il proscioglimento per il reato  colposo ipotizzato nel processo di primo grado. E’ questa la nuova pagina giudiziaria nata dalla morte di Patrizia Rodi, la 33enne antiquaria bergamasca morta nel gennaio del 2006 all’ospedale Civile di Brescia in seguito alle complicanze di un intervento chirurgico eseguito alla clinica sant’Anna tre mesi prima.

La Corte d’Appello ha confermato l’assoluzione in primo grado per quello che riguarda i medici delle due strutture ma il giudice Enrico Fischetti ha condannato il marito della donna, Massimiliano Tomezzoli, al pagamento di 30mila euro di danni a ciascuna delle parti civili oltre che delle spese dei due processi e ha rinviato gli atti all’ufficio del pubblico ministero chiedendo che l’uomo venga processato per omicidio volontario: il ritardo con cui l’avrebbe portata in ospedale le sarebbe stato fatale.

La donna era stata operata il 15 settembre di quell’anno e dimessa il giorno successivo. Secondo la ricostruzione Patrizia inizia subito ad accusare dolori ma solo il 18 il marito la carica in auto e da Scanzorosciate la porta al Sant’Anna dove arriva in condizioni gravissime. Inutile il trasferimento al Civile e il ricovero nel centro di rianimazione. Dopo tre mesi di coma la donna era spirata. Per quei fatti i medici sono stati giudicati non colpevoli mentre per il marito la richiesta è di procede daccapo, per un reato pesantissimo: omicidio volontario.    
 

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