Se il vecchio adagio «Donne e motori, gioie e dolori» non fosse oggi facilmente bollato come sessista e chissà che altro, la difficile convivenza con una vettura anteguerra sarebbe espressa bene dall’antica saggezza popolare. I motori, ancorchè precedenti al secondo conflitto mondiale, offrono una vasta gamma di problematiche che non solo richiedono al proprietario la pazienza di Giobbe, ma anche indubbie capacità ad arrangiarsi a risolvere i mille problemi che le vecchie signore lamentano quasi quotidianamente.
«In collezione ho una lancia Augusta, una Citroen, delle Alfa, una Dodge Commando degli anni Quaranta e tra le varie anche una jeep Oare: sono abituato a convivere con le difficoltà delle auto anteguerra o comunque con più di 70 anni. Il filo diretto con i meccanici è costante, ma necessariamente ti devi attrezzare per risolvere le mille difficoltà di una convivenza con un soggetto pieno di acciacchi».
Una vettura quindi che pur restando rivoluzionaria doveva essere piccola, leggera, economica e di conseguenza costare relativamente poco rispetto alle Lancia prodotte sino a quel giorno. Una vettura di questo genere da 1.200 cc sarebbe stata sicuramente maneggevole, però doveva far accomodare in modo confortevole una famiglia intera ed andare alla stessa velocità di tutte le altre Lancia. Non era facile ripensare a tutto quello che era stato fatto sino a quel momento e cercare di inventare qualcosa di nuovo, nessuno intendeva dedicarlo alla produzione di massa, tuttavia questo nuovo modello di limitate dimensioni doveva essere una sorta di utilitaria (secondo i canoni del tempo) sia pure d’élite» spiega Adriano. Da qui la piccola Augusta «che sembra promettere bene per la Mille Miglia». Al netto dei piccoli acciacchi, ormai superata la soglia degli 80 anni.
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