Nei mesi più duri del Covid, la scorsa primavera, ci hanno consegnato il cibo a domicilio. Li abbiamo visti nelle corsie degli ospedali con i camici di medico o infermiere, condividere da badanti la clausura con i nostri nonni, garantire servizi essenziali di bassa manovalanza, continuare a lavorare nelle fabbriche.
Lavoratori stranieri che hanno contribuito alla ripresa. D’altra parte molti immigrati, fascia debole della popolazione, sono stati fra i più colpiti dalla crisi, basti pensare al sommerso e al precariato. C’è timore in questo senso. Un dato dice molto: fra tutti i 207mila lavoratori regolarizzati in Italia dal governo Conte (ricordate il caporalato in agricoltura?) un quarto, 47mila, sono badanti o colf residenti in Lombardia. Altro dato: in Lombardia il salario medio mensile di un dipendente italiano è di 1.530 euro, quello di uno straniero 1.179 (-23%). Colpa dei diversi ruoli, visto che sono soprattutto gli immigrati a svolgere i lavori più dequalificati, ma anche della paura di perdere la fonte di reddito (e dunque il permesso di soggiorno), che li spinge spesso ad accettare paghe più basse. In ogni caso gli stranieri, come dimostra il Dossier Statistico Immigrazione 2020 curato dal centro studi Idos, sono una parte «strutturale» della popolazione italiana.



