Brescia e Hinterland

Mettiamoci la testa se parliamo di cervello

Perché «Pòta che servél» non è proprio il titolo migliore per la settimana di appuntamenti sulle tematiche neuro-oncologiche
Alessandro Carini

Alessandro Carini

Vicecaposervizio

Le aree del cervello
Le aree del cervello

No, il titolo proprio è sbagliato. Se la denominazione scelta per indicare in maniera essenziale il contenuto dell’iniziativa è quella diffusa lunedì in conferenza stampa, beh, stavolta proprio non ci siamo.

Parliamo della settimana di appuntamenti sulle tematiche neuro-oncologiche che qualcuno ha pensato di chiamare «Pòta che servél». Ad organizzarli l’Associazione italiana ricerca neuro-oncologica, la Società italiana di Neurochirurgia e la Fondazione per la ricerca Ospedale di Bergamo. Appuntamenti di sicuro interesse e di grande valore sociale, oltre che scientifico. Proprio per dare un significativo risalto alle iniziative, è stata inserita nel programma di Bergamo Brescia Capitale italiana della Cultura 2023. Benissimo, ma c’era bisogno di un titolo in dialetto, utilizzando un’espressione comune alla parlata bresciana e bergamasca? E nello specifico questa espressione - Pòta che servél - che al di qua è al di là dell’Oglio si percepisce come un «Caspita, che cervello!», a enfatizzare uno stupore di fronte ad un fatto, una situazione fuori dal comune. 

Qui, ricordiamolo, si parla di tumori al cervello. Che purtroppo sono patologie molto gravi e portatrici di sofferenza. Occorre parlarne, senza banalizzare il tema con titoli spiazzanti che suonano irrispettosi. Si parla di malattia del cervello, occorre metterci la testa e anche un po’ di cuore. 

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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