Medico in pensione trova in giardino una testa d’agnello

Avvertimento mafioso alle pendici del Castello. Inquirenti non escludono lo scambio di persona
La Polizia alla ricerca del «postino» che nella notte tra mercoledì e giovedì ha recapitato il macabro messaggio - Foto © www.giornaledibrescia.it
La Polizia alla ricerca del «postino» che nella notte tra mercoledì e giovedì ha recapitato il macabro messaggio - Foto © www.giornaledibrescia.it
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Una banconota da venti euro tra i denti, un giro di nastro isolante a chiudergli la bocca, ma non certo a zittirne il messaggio, e l’orlo frastagliato del collo zuppo di sangue rappreso. Orrore allo stato puro quello con il quale, giovedì al risveglio, si è misurato un medico in pensione, di casa in città, alle pendici del Castello.

L’uomo si è trovato tra i piedi - nel suo giardino, all’interno di un sacchetto di cellophane - una testa d’agnello mozzata, con la banconota in bocca. Di tutta la spazzatura indifferenziata possibile la peggiore. E non solo per l’impatto visivo, quanto per la sua forza evocativa.

Il professionista, pur senza conoscere il linguaggio dei segni criminali e senza avere con sé un’antologia delle intimidazioni, ha capito subito che quel reperto animale portava con sé un messaggio di morte. E non ha perso tempo. Ha chiamato subito la Polizia e atteso l’arrivo degli agenti. Del ritrovamento si sono interessati gli uomini della Squadra Mobile della Questura e la Procura.

Le indagini hanno immediatamente imboccato due direzioni: da un lato sono stati approfonditi presente e passato dell’apparente destinatario dell’atto intimidatorio; dall’altro è stato verificato nei pressi del luogo in cui è stata recapitata la testa d’agnello se vi fossero testimoni o telecamere di videosorveglianza in grado di riportare le lancette dell’orologio al momento in cui il «postino» ha lanciato il pacchetto nel cortile del medico.

A tre giorni dal ritrovamento della testa d’agnello mozzata, dopo 72 ore di indagini, stando a fonti investigative, non sarebbero emerse ragioni per le quali il dottore poteva «meritarsi» l’avvertimento, tanto meno un’estorsione di natura economica come quella evocata dai venti euro infilati tra i denti della povera bestiola.

Il professionista non avrebbe ricoperto incarichi direttivi tali da suscitare gelosie, invidie e ripicche; né avuto un ruolo di primo piano nel contrasto alla pandemia. Esito negativo per ora hanno dato anche i «carotaggi» nella sua vita personale: nulla darebbe adito a ritorsioni di matrice - almeno apparentemente - mafiosa.

In attesa di risposte da eventuali occhi elettronici puntati sul cortile della casa del medico o nei suoi paraggi, gli inquirenti coordinati dal sostituto procuratore Benedetta Callea, non escludono che il «postino» abbia sbagliato indirizzo e destinatario del macabro messaggio. Gli agenti della Squadra Mobile stanno cercando possibili «scheletri» negli armadi dei vicini di casa del medico in pensione. Stanno cercando un «movente» che, almeno per ora, pare non esserci.

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