Il lavoro come strumento di integrazione, autonomia economica e affermazione di dignità. Brescia cerca la strada per trasformare l’emergenza profughi in opportunità per gli immigrati e il sistema produttivo locale. Da una parte ci sono gli oltre duemila stranieri richiedenti asilo o titolari di protezione presenti nei nostri Centri di accoglienza straordinaria (Cas) e nel Sistema di accoglienza e integrazione (Sai), per la stragrande maggioranza persone senza occupazione (o preda dello sfruttamento con il lavoro nero). Dall’altra parte ci sono le aziende bresciane - nell’industria come nell’edilizia e nell’agricoltura - che cercano manodopera. Nei giorni scorsi la prefetta Maria Rosaria Laganà ha avviato un percorso che dovrebbe far incontrare i due opposti.
Per adesso è coinvolta la Confindustria, ma l’intento è di allargare la collaborazione con le altre associazioni di categoria, a cominciare da agricoltori e costruttori edili. Nei giorni scorsi la prefetta ha comunicato agli enti che gestiscono i Centri di accoglienza che, d’intesa con Confindustria Brescia, è stato deciso di attuare in ogni Cas «un’attività di ricognizione dei richiedenti asilo per i quali possa essere avviato un concreto percorso di avviamento al lavoro, previa eventuale formazione».



