Il giorno dopo la guerriglia di Mompiano chi c’era assicura. «È andata bene. Poteva scapparci il morto». Basti pensare alle pietre, grandi come tegole dei tetti, lanciate alla cieca dalla strada verso il parcheggio interno al Rigamonti. Hanno colpito auto e sfiorato quei tifosi - veri e non i teppisti travestiti da supporter - costretti a rimanere dentro lo stadio fino a tardi per evitare di finire in mezzo agli scontri.
Il bilancio
La conta dei danni è ancora da ultimare: tra cancellate sfondate, sanitari dei bagni divelti, tubature distrutte, la vetrata del negozio del Brescia Calcio segnata da una sassata e reti piegate, il Rigamonti necessiterà di interventi importanti. E poi c’è l’esterno dell’impianto. Le panchine in pietra vicino alla piscina sono state letteralmente frantumate con i pezzi usati come armi. Vanno aggiunti cartelli stradali piegati e i cassonetti ormai da buttare via. Il bollettino medico della notte di follia post retrocessione in Serie C del Brescia parla invece di una decina di agenti di Polizia feriti, tra cui uno più grave raggiunto proprio da un sasso in testa. Erano in 250 gli uomini e le donne delle forze dell’ordine schierati con la consapevolezza che sarebbe potuta essere una serata ad elevato rischio di disordini. E così è stato. Probabilmente era tutto programmato, come ipotizzano gli inquirenti.




