Puntano sugli indecisi: «Considerando l’andamento dell’astensionismo, se il 50% degli aventi diritto al voto ci scelgono, siamo in grado di battere il 25% di consensi del centrosinistra e del centrodestra» per usare le parole di Vito Crimi. Dicono (anche) di essere maturati, di «non essere più quelli di un tempo», quelli «dell’uno vale uno inteso come uno vale l’altro». Ripetono che se davvero si vuole cambiare marcia sui temi cruciali «senza condizionamenti da parte dei poteri forti» loro sono l’unica vera chance per Brescia, perché «Laura Castelletti e Fabio Rolfi rappresentano lo stesso modo di fare politica». E sfidano entrambi alla prova del programma, sui temi di merito. Perché sì, i cavalli di battaglia possono anche sembrare gli stessi, ma poi «bisogna vedere se nelle loro agende ci sono davvero le soluzioni ai problemi» o se si limitano a elenchi striminziti.
Il Movimento 5 stelle si presenta alla città come l’unica forza di un governo di rottura degli schemi classici, lo fa con Alessandro Lucà (sostenuto anche da Pci e Up) che nei Meetup militava agli albori e se è vero che rispetto all’esordio sulla scena politica l’approccio (soprattutto nel linguaggio) è mutato, non sono invece mutati i principi fondatori di quel progetto. Un esempio su tutti: i Cinquestelle sono gli unici che in tutte le tornate elettorali degli ultimi anni non hanno mai dimenticato di dedicare alla lotta alle mafie un capitolo del programma. E non lo hanno fatto neppure per le prossime Comunali del 14 e 15 maggio.




