Lo stupore di Kenzo che sorride con noi

La pandemia non ci ha resi migliori, ma il piccolo Kenzo ci dimostra che non tutto è perduto
Il piccolo Kenzo accanto al personaggio di Antonio Madrigal
Il piccolo Kenzo accanto al personaggio di Antonio Madrigal
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Sarà l’ormai imminente traguardo del mezzo secolo, sarà che a forza di non voler essere più buono sotto le feste natalizie lo sto diventando per tutto il resto dell’anno, sarà che nel cammino della vita avvengono eventi così straordinari che ti rendono davvero una persona migliore (o almeno ci provano), fatto sta che la storia del piccolo Kenzo mi ha fatto commuovere. E riflettere.

Il bimbo di due anni, guardando il film Encanto della Disney ha notato una significativa somiglianza con il personaggio Antonio Madrigal. La mamma Kah Brand ha raccontato: «Sembrava in trance, sorrideva e guardava lo schermo. Poi si è alzato e si è voltato verso me e suo padre, sorridendo ancora. Credo abbia pensato di vedersi riflesso nello schermo vista la somiglianza con Antonio. Il fatto di non sentirsi invisibile ha avuto subito un impatto su di lui. È essenziale che i bambini neri si sentano così e che si sentano collegati a immagini positive e cariche di ottimismo, è fondamentale per la loro autostima. C’è potere nella rappresentazione e magia nella creatività. Questa generazione e le prossime si sentiranno incluse perché anche l’industria si sta spostando in una direzione che riflette l’effettiva diversità del nostro mondo».

La pandemia non ci ha resi migliori, ma il piccolo Kenzo ci dimostra che non tutto è perduto.

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