Lo stipendio della felicità

Anche i ricchi piangono, dandoci lezioni di vita
Una banconota da 100 euro
Una banconota da 100 euro
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Per essere felici servono tanti soldi? La ricchezza ci rende automaticamente felici? Domande esistenziali, che vanno all’essenza della vita. E ancora: cos’è la felicità? Non solo: quando ci possiamo considerare ricchi e quindi iniziare a riflettere se siamo più o meno felici di quanto non lo eravamo?

La Purdue University, nell’Indiana, ha stabilito che lo stipendio perfetto per essere felici è tra i 49mila e i 61.200 euro. A 61.300 iniziano i problemi, perché, come spiegava quella telenovela messicana anni Ottanta, anche i ricchi piangono.

Lo sa bene Alessandro Borghese, cuoco showman, che settimana scorsa si è dovuto rimettere ai fornelli per mancanza di personale. Apriti cielo: i giovani non vogliono più lavorare il sabato e la domenica. Ha poi anche precisato che questi ragazzi pretendono fin da subito di essere pagati, invece prima devono imparare, poi si vede se meritano lo stipendio.

Non poteva che accodarsi Flavio Briatore, i ragazzi, ha sottolineato l’imprenditore del lusso ostentato e pacchiano, al primo colloquio chiedono quanto verranno pagati: che cafoni, per loro nessuna possibilità di essere assunti. Prima devono spaccarsi la schiena, ha aggiunto, a gratis aggiungiamo noi.

Ecco, la felicità sarebbe non sentire la morale da chi ha dedicato tutta la vita (legittimamente sia chiaro) a fare denaro. E lo ritiene sufficiente per salire in cattedra. Perché chi in cattedra ci sta davvero (e ha molto da dire ai giovani) deve invece subire gli insulti via WhatsApp di genitori fuori controllo. Del resto gli insegnanti mica brindano con champagne da 1.500 euro a bottiglia. Cin cin.

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